Si è rotto l’incantesimo europeista: la sinistra si ponga alla testa di questa rivolta

Comunicato della Segreteria di FP

13263793_1108002402576716_4057718419741257931_nLa Gran Bretagna, prima potenza militare e seconda economica del continente, ha votato per lasciare l’Unione Europea.

Nonostante la sua posizione all’interno dell’UE fosse sempre stata peculiare, questo voto rappresenta un duro colpo al dogma europeista per cui l’Unione Europea e l’Europa sono sinonimi e inscindibili: l’uscita dall’UE è ora una possibilità reale e visibile per tutti i suoi membri, il suo allargamento e unificazione non può più essere presentato come un destino irreversibile.

Per la permanenza nell’UE si erano schierati la City finanziaria di Londra, gli Stati Uniti, la Confindustria inglese, persino la Chiesa anglicana.

Il voto per l’uscita, venuto soprattutto dai sobborghi operai o ex-operai – i più colpiti dall’austerità e dalla deindustrializzazione facilitata dalle istituzioni comunitarie -, assume quindi un chiaro significato di rivolta contro lo status quo, politico ed economico.

Come chiara è l’appartenenza di classe di chi storce il naso con disprezzo di fronte a chi ha votato “con la pancia” per l’uscita, in contrapposizione ai “quartieri istruiti” che avrebbero votato “con la testa”.
Il patetico rimarcare la differenza fra giovani pro-Ue e vecchi anti-Ue è un tentativo di oscurare la chiara divisione sociale verificatasi nel referendum.

13186domino_effectCerto, è inutile nascondere come sia la destra politica a egemonizzare, a livello organizzativo come nell’immaginario, in Gran Bretagna come in Italia, questa rivolta.
In questo quadro, di egemonia delle classi dominanti, pur divise al loro interno, l’uscita dall’UE non è di per sé preludio a svolte progressiste; ne è però una condizione imprescindibile.

È responsabilità della sinistra in questi anni se un partito come la Lega, che nel 2011 votò senza fiatare per l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione, può ora presentarsi – grazie anche all’ambiguità del M5S – come l’unica forza politica che vuole l’uscita.

È ora che la sinistra di alternativa si svegli dal sonno europeista che l’ha consegnata mani e piedi al nemico di classe e dall’illusione di riformare dall’interno un’istituzione votata al dominio del grande capitale e fondata su trattati che – com’è naturale che sia – possono essere modificati solo dal consenso unanime degli Stati membri.

italexitLa piattaforma sociale Eurostop è un primo – per quanto ancora insufficiente – tentativo di superare questa situazione e costruire un movimento unitario di rottura con l’UE da una posizione di classe e progressista.

Va rilanciata e fatta vivere sempre di più nelle lotte sociali con posizioni chiare e comprensibili, con l’ambizione di porsi alla testa di questa crescente rivolta contro Bruxelles e la sua arroganza.

Solo se saremo in grado di fare questo, riusciremo a riconquistare credibilità e connessione con le classi popolari e a dare nuova vita, nell’Italia del XXI secolo, alla questione della trasformazione radicale della società.

È con questa convinzione che ci prepariamo alle prossime sfide con rinnovata fiducia.

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