In Siria e al confine tra Turchia e Grecia si rinnova la tragedia insostenibile della barbarie dell’imperialismo

Sono settimane che nella Siria nord occidentale proseguono violenti scontri tra l’esercito siriano e quello turco ormai penetrato ampiamente nel territorio del Paese, ed è, come sempre, soprattutto la popolazione civile a farne le spese.

A Idlib, in particolare – dove un paio di giorni fa alcune decine di soldati turchi sono rimasti uccisi a seguito di un attacco aero di Damasco – la catastrofe umanitaria è ormai fuori controllo e sono più di 2 mesi che giungono notizie di oltre di 900.000 persone che non riescono ad essere adeguatamente o minimamente assistite dai campi profughi improvvisati al confine con la Turchia, costrette a dormire per le strade fangose senza un riparo e al freddo. Una situazione certamente nota anche agli osservatori ONU, che sottolineano come non manchino numerosissimi bambini nel drammatico conteggio e che le persone da soccorrere, nell’attesa di aiuti umanitari che non giungono, si organizzano per espatriare o rimangono in attesa di morire.[1]

In questa situazione sconvolgente, come se non bastasse, i media nostrani monopolizzati dall’emergenza del Coronavirus, si limitano a riportare la notizia dei solidati turchi recentemente uccisi e delle ondate di profughi spinte verso le porte dell’Europa da Erdogan a mo’ di ricatto, senza sottolineare, nel primo caso, che trattasi di truppe turche impegnate in un’invasione del territorio siriano e, nel secondo caso, che si è dinnanzi ad una crisi umanitaria di proporzioni enormi e non a sacchetti dell’immondizia che non si capisce dove smaltire.

Il regime di Erdogan dapprima ha finanziato sotto gli occhi di tutti, e per anni, le milizie islamiste più estremiste in Siria (e in Libia), poi ha tifato per il massacro dei curdi siriani e, infine, ha spinto gli insediamenti dell’esercito turco in profondità nel territorio della Siria, essendovi ormai importanti basi militari poco distanti da Aleppo.

Se da un lato non è possibile rimanere indifferenti anche di fronte al dramma delle importanti perdite umane recentemente subite tra le fila dei soldati turchi, vera e propria carne da macello strumentalizzata dal sanguinario presidente turco, bisogna ribadire come legittima sia la controffensiva siriana – appoggiata dai russi – nel tentativo di scacciare l’ennesimo invasore, alla luce delle sue malcelate mire espansionistiche prese di mira anche nel dibattito politico interno turco, ove, nonostante la censura dei social,  la repressione, l’uso politico delle corti giudiziarie, la protesta dilaga.[2]

Dopo aver chiesto alla Russia di farsi da parte e avere sollecitato i partner della NATO, Erdogan si gioca cinicamente anche la carta dei  profughi per spingere l’Unione Europea  ad assumersi la responsabilità di sostenerlo in Siria.

Migliaia e migliaia di persone in fuga oggi sono solo delle pedine in mano all’imperialismo, utilizzate come scudi umani nelle operazioni di guerra mentre sono costrette a riscaldarsi dando fuoco alla spazzatura, drenate come greggi verso i confini chiusi di questo o quell’altro Paese limitrofo, sbandierate come bottino o brandite come arma, respinte coi gas lacrimogeni alle frontiere[3], ammassate disumanamente le une sulle altre contro muri eretti allo scopo di essere valicati o, al contrario, rimanere ermeticamente chiusi, sulla base mera e semplice del bisogno che hanno gli imperialisti senza scrupoli di nuova carne da macello, nuova forza lavoro, nuove armi di distrazione di massa eccetera, ossia tutti i ruoli che abbiamo visto in questi anni appioppati dai nostri governi a queste persone. Persone che, fuggendo dall’Afghanistan, dal Pakistan, dall’Iran, dalla Siria o chissà ancora da dove, pur sapendo di dover pagare cifre astronomiche ai trafficanti e avendo spesso coscienza di cosa dovranno sopportare una volta arrivate alle porte dell’Europa, fuggono lo stesso perché, che ci si creda o no, spesso non hanno alcuna alternativa. Che lo facciano attraverso i Balcani o via mare, che lo facciano con o senza intermediari, con o senza gommoni, essendo bianchi o neri, oggi lascerebbe tristemente il tempo che trova se ci rimettessimo, di nuovo, a favorire la narrazione orban/salviniana del “no alle invasioni” o se, peggio ancora, ignorassimo la portata della crisi umanitaria in corso concentrandoci unicamente sui precari equilibri geopolitici come se il resto fosse inesistente e se, in altri termini, perdessimo ulteriori brandelli del raziocinio che ci rimane e della capacità critica di analizzare e interpretare un mondo che, così com’è, è orrendamente insostenibile.

L’unico vero modo di opporsi allo scempio imperialista è organizzare l’unione delle forze degli oppressi di tutto il mondo contro il sistema capitalistico, rimanendo umani – appello quanto mai sottovalutato oggi – dinnanzi alle tragedie che noi comunisti abbiamo il compito storico e morale di contribuire con tutte le forze a fermare e a impedire.

***

Note:

[1] TNH – The New Humanitarian (formerly IRIN News): Aid efforts ‘overwhelmed’ by humanitarian ‘catastrophe’ in Idlib, 20 February 2020, in http://www.thenewhumanitarian.org/news/2020/02/20/Syria-Idlib-Aid-humanitarian-catastrophe

[2] HRW – Human Rights Watch: Turkey: Prominent Civic Leader Rearrested After Acquittal, 20 February 2020
https://www.ecoi.net/en/document/2025173.html

[3] https://www.reuters.com/article/us-syria-security-greece/greece-pushes-back-migrants-after-turkish-border-onslaught-idUSKBN20N0GE

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