Cittadini di serie A e di serie B? Uno sguardo sugli operatori sociali e sui loro assistiti

La legge ne prevede uno ogni cinque persone, la realtà ne porta uno ogni trenta. Chi sono? Gli assistenti sociali. Nel 2011 erano trentottomila nel 2019 quarantaquattro mila. Insieme a loro lavora un esercito di educatori professionali sparsi tra contratti precari, cooperative, onlus, leggi contrastanti, lauree improvvisamente necessarie e altre perle di sfruttamento del sistema. Lavorano 38 ore la settimana per 1100 euro al mese. Si occupano dei cittadini più deboli: le persone disabili e i soggetti con disagio per farli integrare al meglio nella società e nelle relazioni. Loro sono molti di più: quattro milioni e trecentosessanta mila i primi secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane mentre i minori seguiti dai servizi sociali sono quasi mezzo milione secondo l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. L’investimento per queste fasce estremamente deboli della società è dello 0,41% del Pil, 7 miliardi di euro corrispondenti a 119 euro a testa (dati Istat 2017) ed è spesso caratterizzato dalle gare d’appalto.

Qual è il loro compito? Sulla carta attuano specifici progetti educativi e riabilitativi, nell’ambito di un progetto terapeutico elaborato da un’equipe multidisciplinare, volti ad uno sviluppo della personalità con obiettivi educativo relazionali in un contesto di partecipazione e recupero della vita quotidiana (inserimento o reinserimento psicosociale della persona). Alcuni esempi: aiutano l’alunno sordo a comprendere la lezione in classe o a fare i compiti,assistono le persone con disagi relazionali nella vita di tutti i giorni a scuola, a casa con i parenti, seguono gli anziani per quanto riguarda il contrasto alla solitudine o facendo commissioni per l’utente, come rapportarsi con gli enti locali o previdenziali. Il tutto nell’ottica di un progetto per un inserimento sociale e dello star bene in sé dell’utente. I problemi che emergono sono molteplici: gli operatori della scuola, molto spesso sotto cooperative, ad esempio lavorano 9 mesi all’anno con un forte rischio di relegamento a delle mansioni didattiche. Inoltre la progettazione e programmazione dell’attività a volte non viene riconosciuta economicamente e vengono pagate solo le ore frontali con gli studenti. I contratti? Ovviamente precari con un monte ore soggetto a infinite variazioni e spostamenti tra un plesso e l’altro che non permettono la continuità educativa.

Rimanendo nell’ambito scolastico (anno 2017/2018) gli alunni che necessitano il sostegno sono 272.167, il 3,1%. Stando al Miur si conteggiano centocinquantasei mila insegnanti di sostegno e quarantotto mila addetti alla comunicazione con un rapporto di uno ogni cinque ragazzi. La maggior parte degli utenti si trova nelle scuole primarie e secondarie di primo grado (165.000 circa). I minori seguiti dai servizi sociali sono 457.453. Il 20 % di loro (91.491) ha subìto maltrattamenti. Per quanto riguarda i disabili i numeri sono contrastanti. Seguendo la definizione attuale per la quale la disabilità è il risultato di un’interazione tra il livello di limitazione individuale fisica o sensoriale o cognitiva o mentale e il contesto di vita, risulterebbero quattro milioni e trecentosessanta mila, di questi due milioni e seicento mila sono over 65 e risiedono nel Mezzogiorno d’Italia. Secondo l’Istat, che interpreta in maniera ampia il concetto includendo anche le persone affette da malattie croniche o debilitanti, si sale a tredici milioni circa. In ogni caso si tratta di un’ampia fetta di cittadinanza.

Sempre l’Istat segnala che nel 2017 l’intervento dei Comuni italiani per i servizi sociali (comprendenti una vasta gamma di prestazioni da quelli professionali alle residenze per anziani passando ai contributi alle famiglie e ai ricoveri per i senza tetto) ammontava a circa 7 miliardi 200 milioni di euro. La spesa maggiore è concentrata al Nord (4 miliardi 50 milioni) nel resto d’Italia il Centro spende 1 miliardo 600 milioni, Sud e Isole 1 miliardo 500 milioni. Nel 2017 si è speso un 2,5% in più rispetto al 2016 (177 milioni circa). La quota utente varia molto da zona a zona: si passa dai 174 euro del Nord Est ai 58 euro del Sud. La media è di 119 euro a testa. Secondo i dati dell’istituto nazionale di statistica i principali destinatari sono famiglie e minori, anziani e soggetti con disabilità (82%) segue poi con il 7,4 % l’area “povertà e disagio adulti”, 5,5 % “multiutenza” (sportelli tematici, segretariato sociale ecc.), 4,8% “Immigrati, Rom, Sinti,Caminanti” ed infine le dipendenze con lo 0,3%.

Il quadro normativo che regola l’esistenza dei lavoratori dell’assistenza sociale è vario e complesso. La legge Iori (205/17) ha previsto che tutti gli educatori professionali, divisi in sanitari e pedagogici con due percorsi di studio differenti, dovessero essere laureati. La novità ha interessato anche quelli che lavoravano da anni in quel settore, generando caos tra chi doveva adattarsi, chi doveva frequentare a sue spese dei corsi universitari per 60 crediti, chi doveva iscriversi agli albi professionali (Federazione nazionale Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione) e chi doveva farsi riconoscere dei titoli già conseguiti in precedenza. Tutto questo dovuto anche a ritardi legislativi. Secondo quanto si può leggere in un articolo di “Quotidiano sanità”, la situazione è così composta:

Il quadro che si è composto con le ultime modifiche normative sopraggiunte è il seguente:


1) professione di Educatore professionale socio sanitario, collocato nell’ambito sanitario della riabilitazione (Ex Decreto 502/92 e ss.mm.ii.) e in quello dell’integrazione socio-sanitaria (ex Decreto 229/99 e Legge 3/2018) che ha un proprio sviluppo formativo e professionale con Master nelle funzioni di coordinamento e Laurea magistrale in scienze riabilitative delle professioni sanitarie, entrambi da conseguire presso le Facoltà di Medicina e Chirurgia; questo professionista ha l’obbligatorietà d’iscrizione all’Albo presso l’Ordine TSRM-PSTRP;

2) qualifica di Educatore professionale socio pedagogico, collocato nell’ambito sociale (ex comma 594 della Legge 205/17) che ha un proprio sviluppo formativo e professionale con la Laurea magistrale in programmazione e gestione dei servizi educativi, scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua, scienze pedagogiche, da conseguire presso le Facoltà di Scienze della formazione e dell’educazione. Per questo professionista non è prevista obbligatorietà d’iscrizione all’Albo e Ordine professionale.

La domanda che ci si pone ora è questa: ma questi lavoratori come vengono trattati? Iniziamo quindi il viaggio fantastico nel mondo dei contratti degli educatori professionali.

Sappiate che esistono 17 tipi di contratti diversi. I principali sono quelli delle cooperative sociali, dell’Uneba ( Unione Nazionale Istituzioni ed Iniziative di Assistenza Sociale) e l’Agidae (Associazione Gestori Istituti Dipendenti Autorità Ecclesiastiche). Vengono firmati principalmente da Cgil Cisl Uil e causa la scarsa sindacalizzazione di quei luoghi di lavoro le sigle conflittuali non sono riconosciute dai datori di lavori. A volte poi accade il fenomeno che, come nel caso delle cooperative, datori di lavoro e firmatari coincidano (Lega Coop e Cgil). Lo stipendio medio è di 1100 euro netti per un full time da 38 ore. Le ore in eccedenza finiscono nella “banca ore”. Non sono considerate straordinario. Le organizzazioni degli operatori sociali denunciano poi il fenomeno delle notti passive cioè l’obbligo per il lavoratore di passare la notte in una struttura socio assistenziale, oltre al normale orario di lavoro. In caso di bisogno viene chiamato ad intervenire. Il tutto per un indennizzo di 77 euro al mese.

Inoltre come ha dimostrato la crisi del Coronavirus che ha fatto chiudere le scuole e molti centri di aggregazione giovanile e non, i lavoratori coinvolti si sono trovati senza paga con l’obbligo di usare ferie e permessi, come del resto può accadere se l’utente non è in classe nell’orario di intervento dell’educatore. Solo successivamente e non tutti quanti hanno potuto avere accesso ad un fondo per le crisi delle imprese, che però non è pensato per queste situazioni e che assicura una stipendio inferiore del 20 o 30% alla persona.

Navigando in internet si trovano le richieste e le petizioni lanciate da associazioni come M.I.L.L.E (Movimento Indipendente Liberi Lavoratori Dell’Educazione) o Operatori Sociali Milano. Alcune sono legate alla legge205/17, che come detto obbliga ad essere in possesso di un titolo di laurea per esercitare il ruolo di operatore sociale: si chiede perciò che non siano gli stessi operatori a pagare per adeguarsi alla normativa iscrivendosi a qualche università per 60 crediti, ma i datori di lavoro. Troviamo poi la richiesta di una legge quadro organica che stabilisca un profilo unico per l’educatore e automatizzi l’equipollenza dei titoli acquisiti in precedenza alla normativa alla laurea. Connesso a questo ultimo punto, richiedono l’inquadramento del contratto per gli educatori professionali al livello funzionale delle figure laureate e per i pedagogisti a quello delle lauree specialistiche.

Altre vertono su una maggiorazione delle tutele per le operatrici e gli operatori dell’assistenza scolastica per limitare il fenomeno del non conteggio se l’alunno non è presente, un aumento della paga base ordinaria, una diminuzione dell’uso e dell’abuso della banca ore verso un salario fisso mensile commisurato alle ore stabilite da contratto, con il riconoscimento dello straordinario, il pagamento delle ore indirette che alcuni retribuiscono altri no (quelle legate alle riunioni di staff, alla programmazione e stesura dei progetti educativi ecc) uno stop alle notti passive, una maggior tutela verso la maternità con la possibilità, per le operatrici e gli operatori a contatto con l’utenza, di richiederla fin dai primi mesi o di ottenere un cambio mansione. Guardando poi al futuro, richiedono che la professione venga riconosciuta come usurante e quindi dia il diritto ad andare in pensione prima. Inoltre per chi utilizza il mezzo proprio per spostarsi tra un servizio domiciliare e un altro il rimborso chilometrico e l’assicurazione del mezzo e dell’operatore.

Come si può notare, il mondo degli operatori sociali è una giungla inestricabile di norme, contratti selvaggi e precari, cooperative che non fanno altro che penalizzare il lavoratore e l’assistito. Il primo non ha uno stipendio adeguato, vive nella paura di non sapere come campare l’estate e di come resistere ai cambi d’appalto. Opera infatti in un settore in cui è alto il ricambio. Il secondo che è già un soggetto fragile della società, rischia di non avere mai continuità educativa e di vedersi spesso cambiare, anche ad anno scolastico inoltrato o a progetto in corso, il punto di riferimento che potrebbe renderlo meno fragile.

La soluzione? Stabilizzare i lavoratori del settore, come potrebbe accadere per gli operatori della scuola, azzerando l’uso delle gare d’appalto al ribasso sulla pelle dei cittadini più deboli. Così facendo si darà dignità ad una mansione che è fondamentale per la democrazia e per la giustizia sociale in quanto cerca di permettere a tutti di interagire con gli altri e di partecipare alla vita del Paese. Fare altrimenti significa ammettere che esistono cittadini di serie A e di serie B. 

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LINK ALLE FONTI

https://www.atlantedelleprofessioni.it/professioni/Educatore-professionale-Educatrice-professionale

https://www.donnamoderna.com/news/societa/assistenti-sociali-italia

https://radio32.net/2018/04/29/1386/

https://operatorisociali.noblogs.org/post/2018/04/23/riforma-del-terzo-settore-legge-iori-e-le-condizioni-di-lavoro-rivendichiamo-i-nostri-diritti/

http://professioni.istat.it/cp2011/scheda.php?id=3.2.1.2.7#:~:text=Le%20professioni%20comprese%20in%20questa,sociale%20dei%20soggetti%20in%20difficolt%C3%A0.

https://www.atlantedelleprofessioni.it/ita/professioni/Educatore-professionale-Educatrice-professionale/Statistiche/(page)/Occupati

https://www.atlantedelleprofessioni.it/ita/professioni/Educatore-professionale-Educatrice-professionale/Quali-sono-le-condizioni-di-lavoro

https://www.money.it/legge-iori-testo-educatori-novita

https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=81484

https://www.associazionemille.it/

https://www.istat.it/it/

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