Tobin Tax: ossia quel tabù che può e deve cadere

Sessantanove eurodeputati di varia estrazione politica hanno firmato questa settimana un documento congiunto per chiedere ai governi nazionali europei, e in particolare al governo francese e a quello tedesco, l’avvio di un processo legislativo concreto che porti alla realizzazione di una tassa sulle transazioni finanziarie.           

Il progressivo acuirsi della crisi economica direttamente collegata alla pandemia di Covid-19 ha fatto sì che gli operatori della politica europea siano tornati a porsi l’annoso quesito sul chi e sul come si debbano pagare i costi delle necessarie misure economiche anti-crisi.
Non ci stupisce che a tornare in auge sia una via percorribile da tempo e mai voluta veramente intraprendere sul piano europeo: la Tobin Tax.
Sono almeno quindici anni che le forze progressiste e di sinistra europee propongono come strumento di sostegno economico alle manovre anti-crisi una tassa sulle transazioni finanziarie e oggi, più che mai, questa soluzione torna inevitabilmente all’interno del dibattito politico ed economico.

A sorprenderci però questa volta è l’iniziativa di 69 membri del parlamento europeo (su 705 eurodeputati totali) che, superando i preconcetti per ogni tipo di politica neo-keynesiana, hanno firmato un documento comune che invita i governi d’Europa in generale, e della Germania e della Francia in particolare, a istituire una tassa sulle transazioni finanziarie, capace di finanziare le necessarie politiche anti-crisi, incidendo in maniera fiscale non più sui cittadini ma sui grandi attori economici internazionali che fino ad ora tanto hanno goduto e guadagnato dalla libera circolazione dei capitali.
A firmare il documento (che resta però non vincolante) sono stati per lo più deputati degli eurogruppi dei Verdi, dei Socialisti, della Sinistra Unitaria Europea (GUE), ma non sono mancate anche alcune firme di parlamentari Liberali e addirittura tre firmatari dell’euro gruppo di centrodestra “Renew Europe”.

Una tale adesione per una istanza storicamente marginalizzata alla nicchia della sinistra radicale, si può spiegare con il riconoscimento sempre più diffuso che le politiche europee fin qui operate non hanno dato alcun successo e che anzi, hanno funzionato da acceleratore per le crisi economiche che si sono susseguite negli ultimi 15 anni. Inoltre, le posizioni del Parlamento Europeo continuano ad avere un ruolo del tutto marginale rispetto al reale funzionamento legislativo che regola l’Unione Europea. Questo ci è più che mai evidente in questi giorni, in cui diventa sempre più esplicito e spudorato il ruolo di supremazia che il Consiglio Europeo e i suoi singoli membri giocano rispetto al Parlamento. A maggior ragione, non è un caso che addirittura degli eurodeputati di centrodestra si siano esposti fino a firmare un documento che di fatto chiede l’inserimento della Tobin Tax: sanno benissimo che la partita non si gioca a Strasburgo e che sulle questioni economiche saranno ancora una volta gli stati più ricchi a decidere con che tipo di strumenti finanziare le nuove manovre anticrisi.

Resta però evidente che alcune delle soluzioni economiche proposte dalle forze progressiste europee negli ultimi 15 anni, fino ad oggi stigmatizzate e mai veramente considerate dalle altre forze politiche, tornino in auge con rinnovata forza, dettata dal fatto che è innegabile che la soluzione all’attuale crisi economica debba passare anche per degli interventi di tassazione sui grandi capitali.
Non ci sorprende quindi che a dare pubblicazione del documento congiunto sia stata per prima Manon Aubry, eurodeputata francese della Sinistra Unitaria Europea, che ha dichiarato: «Per fare fronte alla crisi, non c’è ragione che sia il popolo a pagarne il prezzo: bisogna far sì che a contribuire siano le banche e le attività speculative! Noi chiediamo di sbloccare con urgenza i negoziati per  la tassa sulle transazioni finanziarie».   

Durante il lock down, come Fronte Popolare abbiamo proposto insieme al Partito Comunista Italiano ed a Risorgimento Socialista che anche i capitali venissero messi in quarantena; ed altre soluzioni finanziarie come la revisione in senso progressivo della tassazione, fino ad arrivare alla patrimoniale sono state più volte riprese in considerazione dalle forze della Sinistra.
Sappiamo che dall’Unione Europea, intesa come potenza economica e amministrativa, non ci possiamo aspettare alto che “mazzate”, ma riconosciamo che solo ponendoci noi stessi la questione del potere e di come organizzarci meglio per sovvertire questo infausto sistema, potremo sperare di uscirne da vincitori e non da vittime sacrificali sull’altare del patto di stabilità.
In questo senso, propositivo e innovativo, vanno le nuove proposte ecosocialiste che vediamo affacciarsi all’interno delle forze storiche progressiste e comuniste d’Europa, e alle quali non possiamo che guardare con interesse. Per fare un esempio, in Francia il Parti de Gauche propone un appello internazionale per una conferenza che metta al centro le questioni ambientali e sociali, partendo dall’economia quanto dall’ecologia.

Le soluzioni per uscire dalla crisi esistono e sono più semplici di quanto ci si possa immaginare: paghino i ricchi; paghi chi non ha mai pagato; paghino gli speculatori… E gli strumenti finanziari atti a tale scopo sono già tutti sul tavolo. Bisogna solo avere il coraggio di utilizzarli.

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