Secondo Congresso: il saluto de La Città Futura

Pubblichiamo il saluto rivolto al nostro Secondo Congresso dal collettivo politico La Città Futura, cui ci lega un lunghissimo rapporto di solidarietà e azione comune. Alle compagne e ai compagni del collettivo va il nostro ringraziamento.

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Anzitutto rivolgiamo a voi i nostri più sentiti ringraziamenti per l’invito al vostro Congresso. Il Collettivo politico La Città Futura è onorato di essere stato tra i destinatari di tale iniziativa. Cogliamo l’occasione per salutare l’intera organizzazione di Fronte Popolare e rivolgiamo i più sentiti auguri per un buon Congresso a tutte e tutti voi.  Siamo certi che la discussione che svolgerete sarà all’altezza della situazione.

I momenti di riflessione teorica collettiva come questo sono cruciali al fine di determinare la giusta rotta e conseguentemente porre l’azione politica su basi scientifiche evitando il rischio di cadere nel cattivo empirismo. L’abbandono della scienza nel campo della politica e in generale nelle questioni economico sociali, ossia l’abbandono del marxismo, produce enormi debolezze di ordine teorico e pratico che le classi dominanti sfruttano a loro favore per confondere e passivizzare sempre più le masse. “Senza una teoria rivoluzionaria non è possibile sviluppare una prassi rivoluzionaria” (Lenin).

È altrettanto verificabile storicamente che la teoria marxista è una teoria che si vivifica nel fuoco della lotta di classe e non è un caso che la sua diffusione sia tanto più rapida quanto più si sviluppi il conflitto dal basso, cioè condotto dai subalterni: se tale processo si assopisce allora anche la diffusione del marxismo tra le masse e la sua relativa vivificazione subisce rallentamenti.

Non a caso proprio negli ultimi trent’anni si sono approfondite, anche nell’ambito della sinistra radicale, le più aberranti concezioni post-moderne a partire dalla presunta “estinzione” della classe operaria, concezione che ovviamente è sostenuta dalla borghesia al fine di sostenere la fine delle classi e con essa la fine della lotta di classe e dunque la fine della storia.  Tale concezione, strutturalmente sbagliata sia a livello locale che internazionale, ha dato vita ad una lettura irrazionale della storia che sarebbe non più il frutto del conflitto tra le classi ma il caotico divenire di generici rapporti di egemonia tra gruppi sociali: bianchi contro neri, alto contro basso, maschi contro femmine, centro contro periferia, eterosessuali contro omosessuali e via dicendo.

Tale lettura irrazionale della storia produce diverse storture tra le quali due sono le più comuni:

  1. Una tendenza politicista-elettoralista  delle organizzazioni della sinistra  che si coniuga con un sostanziale abbandono della teoria leninista e gramsciana relativa alla costruzione della società futura socialista come conquista dei centri nevralgici della produzione, cioè della fabbrica o del luogo di lavoro, ossia di quei posti dove trascorriamo, in regime capitalistico, la maggior parte del nostro tempo e dove avviene la principale conquista egemonica da parte dei tecnici-intellettuali organici alla borghesia. Tutto ciò si riflette sull’organizzazione di questi partiti i quali sono sempre più concepiti su base territoriale e non invece nella fabbrica o nel luogo di lavoro. Ciò porta queste organizzazioni ad occuparsi principalmente di questioni generaliste e “politiche”, nel senso della politica borghese parlamentarista, con una scarsa capacità di scendere nel particolare cioè entrare nelle peculiarità del conflitto capitale-lavoro al fine di svolgere quel ruolo pedagogico nei confronti delle masse utile ad indirizzarle verso un nuovo ordine sociale ovverosia quello basato sulla democrazia dei consigli quale superamento del regime dei parlamenti borghesi. In alternativa a questa deriva politicista vi è l’altrettanto perniciosa tendenza all’anarco sindacalismo: infatti, espungendo dall’agenda politica la questione pedagogica della costruzione dell’uomo nuovo socialista attraverso la sperimentazione di una nuova forma di democrazia dal basso, il che implica la presenza di un partito di quadri debitamente formati e con radicamento di massa, si finisce per abbandonare il socialismo scientifico e abbracciare il socialismo utopistico.
  2. Sul piano internazionale l’abbandono della lettura della storia come scontro tra le classi sociali che combattono sulla base dei reciproci rapporti di forza, ha determinato notevoli distorsioni del concetto di imperialismo finendo sempre più spesso per abbracciare la posizione, tipicamente socialdemocratica, che intende sempre difendere il proprio imperialismo di contro agli altri imperialismi. Non è un caso che nel corso dell’ultima lunga crisi, dalle nostre parti la sinistra radicale abbia assunto o posizioni  filo-nazionaliste,  dimenticando di essere operante in un paese imperialista,  o filo europeiste dimenticando che l’Unione Europea è un raggruppamento di paesi imperialisti che non ha nulla di progressivo per le classi subalterne.  Seguendo questa seconda linea di analisi sarebbe possibile conquistare l’Unione Europea per condurla su posizioni progressive attraverso una comune “rivoluzione” dei popoli che la compongono, i quali sarebbero già “economicamente” uniti e “culturalmente” pronti per abbracciare la causa comune contro le Élite finanziarie europee. Tale posizione “europeista” e pertanto non internazionalista, non potendo porre le sue basi su un processo di coesione reale delle classi subalterne europee – fatto possibile solo dopo la rottura rivoluzionaria operata da queste classi nei confronti dei propri imperialismi – finisce inevitabilmente per basarsi su elementi reazionari quali la comune fede cristiana e un certo senso di superiorità dei popoli europei nei confronti degli altri popoli specie se localizzati più ad oriente. Non è un caso che seguendo questa linea molte organizzazioni della sinistra radicale hanno finito per abbracciare tutte le rivoluzioni colorate da ultimo la presunta rivoluzione bielorussa.

Non è dunque un lavoro facile quello che vi apprestate a svolgere: si tratta infatti di ricostruire una teoria vitale per la nostra fase e una conseguente prassi rivoluzionaria.  Il nostro collettivo è, è stato e sarà al vostro fianco in questa fondamentale battaglia.

Saluti a pugno chiuso

Il collettivo politico La Città Futura

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