Strage del mare: il loro sangue, la nostra vergogna.

Sono già sessanta i corpi recuperati al largo della costa calabrese, dove si è appena consumata l’ennesima strage del mare. L’ennesima ecatombe di donne, uomini, anziani, bambini che cercavano sulle nostre coste la salvezza dalla fame, dalla miseria, dal dolore, e che invece hanno perso la vita.

Le parole con cui il Ministro dell’Interno ha commentato i fatti suonano raccapriccianti, criminali: “Di fronte a tragedie di questo tipo – ha dichiarato Piantedosi – non credo che si possa sostenere che al primo posto ci sia il diritto o il dovere di partire e partire in questo modo. Io non partirei se fossi disperato perché sono stato educato alla responsabilità di non chiedermi cosa devo chiedere io al luogo in cui vivo ma cosa posso fare io per il Paese in cui vivo per il riscatto dello stesso“.

Desta orrore la politica di questo governo, tanto vigliacco e servile quando si tratta di scondinzolare alle calcagna dei signori della guerra del mondo, quanto crudele e assassino quando si tratta di attizzare l’odio contro le vittime di quelle stesse politiche, per ricavarne un consenso che puzza di putredine e di morte.

Ma dire questo non basta. Tutte e tutti noi abbiamo il preciso dovere di domandarci se, individualmente e collettivamente, stiamo facendo abbastanza per fermare l’orrore. Se siamo abbastanza coscienti, acculturati, organizzati, disciplinati e pronti a piccoli e grandi sacrifici, da risultare effettivamente all’altezza di sfidare e sconfiggere chi dissemina la nostra Terra di cadaveri tramite le guerre di rapina, lo sfruttamento sistematico, il controllo neocoloniale dei paesi altrui.

Finché non potremo guardarci allo specchio in milioni e rispondere all’unisono affermativamente, in tutta coscienza, a questa domanda, queste e centinaia di migliaia, milioni di altre vittime continueranno a pesare su di noi come un’onta dalla quale è impossibile sentirsi assolti.

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