NapoliNato: parabola di un viceré

di Francesco Delledonne

Al terNAPOLITAno_672-458_resizemine del suo settennato e di più di mezzo secolo di carriera politica, il presidente della Repubblica può essere ben soddisfatto, avendo portato a termine il compito che si era prefissato a partire per lo meno dagli anni ’70: la soppressione di qualsiasi ipotesi di trasformazione rivoluzionaria o anche solo progressista della società italiana, con la premessa della trasformazione del Pci in fedele servitore del grande capitale finanziario, la neutralizzazione del movimento contro la guerra e la stabilizzazione in chiave filo-atlantica e filo-sionista del quadro politico italiano.
Le benevolenti pacche sulla gamba ricevute da Obama durante il suo ultimo rapporto a Washington (svoltosi non a caso solo qualche giorno prima delle elezioni!) suonano come un “ben fatto, Giorgio!”, con tanto di zuccherino-premio nella forma di sperticati complimenti sulla sua saggezza politica. [1]

Data l’importanza svolta da Napolitano nel consolidare l’involuzione reazionaria della società italiana, in particolare negli ultimi due anni di attività, e visto il ruolo centrale che è chiamato a svolgere in questi giorni di stallo politico, vale la pena ripercorrere le tappe che hanno portato un dirigente comunista a farsi fedele esecutore degli interessi del grande capitale finanziario e dell’imperialismo statunitense.

Sempre appartenente all’ala destra del Partito (i cosiddetti “miglioristi”), di fatto propugnatori di una linea socialdemocratica, ha dichiarato recentemente in un’intervista con l’ex dissidente polacco Adam Michnik che attraversò “delle revisioni profonde, molto meditate e interamente vissute”. Non si può sapere con certezza il momento preciso in cui avvenne il salto della quaglia; sempre che si sia mai considerato effettivamente comunista, se è vero – come lui stesso ebbe modo di dichiarare nella stessa intervista – che aderì al Pci “più che per scelta ideologica, per impulso morale e sensibilità sociale”. [2]

Quel che è certo è che l’anno chiave nella sua vita politico fu il 1978. In quell’anno avviene il primo viaggio di un dirigente comunista italiano negli Stati Uniti, svolta decisiva per la politica italiana e non solo. Così descrive come è maturata la scelta l’ambasciatore di allora Richard Gardner, ancora oggi grande amico di Napolitano:
“Con l’amministrazione Nixon-Kissinger un ambasciatore Usa non poteva incontrare un esponente comunista. Anche i visti erano proibiti. Io trovai assurdo tutto questo. […] Dissi a Carter e al suo consigliere Brzenzinski di cambiare quelle regole. Chiesi di poter incontrare dei comunisti. Loro accettarono. [Sì, dovemmo farlo di nascosto], non dovevamo dare l’impressione che gli Usa volessero l’ingresso del Pci al governo. […] Studiai per trovare una persona che non fosse legata all’Urss, un uomo equilibrato e possibilmente amico dell’America. Sapevo che con Cossutta e con Ingrao, tanto per fare due nomi, non sarebbe stato possibile. Scelsi Napolitano. Ebbi con lui quattro incontri segreti, il primo a casa di Cesare Merlini, che era presidente dell’Istituto per gli affari internazionali. Capii subito che Napolitano era un potenziale amico. Gli feci avere un visto e lo invitai negli Usa per una serie di conferenze. Tornò entusiasta.”
Poi specifica la propria convinzione politica, a scanso di equivoci: “Io sono un anticomunista viscerale.” [3]

Napolitano_Kissinger

In una recente recensione al libro dello stesso Gardner, “Mission Italy”, Napolitano afferma: “L’impegno alla segretezza di quei colloqui fu totalmente rispettato. Per il PCI ne era al corrente solo Enrico Berlinguer“. [4]
Negli Stati Uniti nasce – oltre all’amicizia con il criminale di guerra Henry Kissinger, che lo definirà poi “il mio comunista preferito” [5] –  anche uno stretto rapporto di “schietta simpatia e cordialità” con Gianni Agnelli (“a New York fui condotto da Furio Colombo nella casa dell’Avvocato in Park Avenue”), che lo inviterà poi varie volte a cena a Roma e a Torino “con ospiti stranieri che voleva mi conoscessero, e che voleva farmi incontrare”. [6]

Per concludere questo simpatico quadretto basterà ricordare che Napolitano fece una così bella impressione oltre atlantico che nello stesso 1978 gli fecero scrivere un articolo su “Foreign Affairs”, rivista del Council of Foreign Relations, uno dei maggiori “think tanks” elitari dell’imperialismo anglo-americano. [7]

Che un dirigente comunista abbia potuto mantenere i propri incarichi dopo questi fatti mostra a quale grado di disfacimento ideologico fosse già giunto il Pci.

napolitano_obamaNapolitano diventa quindi consapevolmente l’esponente di punta del “partito americano” nel Pci, il che lo portò allo scontro anche nei confronti dello stesso Berlinguer. Come ricorda lo stesso Napolitano, ad esempio sulla vicenda degli euro-missili, nel 1981: “[Gli] Usa e [la] Nato affrontarono la prova di forza fino in fondo, con la decisione di installare i missili a medio raggio. […] Ma il carattere irrealistico e la contraddittorietà delle posizioni del PCI e di Berlinguer sugli euromissili furono il riflesso non tanto della persistente riluttanza ad andare avanti nel distacco dall’URSS, quanto di un legame con il movimento pacifista che si considerava irrinunciabile.” [4]

Ed esplicita così il punto centrale della propria diversità rispetto a Berlinguer: “A mio avviso, il grande equivoco fu quello del carattere rivoluzionario del partito. Secondo questa visione mitica, il partito non poteva rinunciare all’idea di un’altra società, di un altro sistema. Berlinguer, che pure era profondamente legato a tutte le conquiste democratiche e che dimostrò di difenderle tenacemente quando esse, in Italia, erano in pericolo, riteneva che il Pci dovesse essere portatore di una idea (o di una utopia) di un diverso sistema economico e sociale, di un socialismo radicalmente alternativo al capitalismo”. [2]

Due anni prima sempre l’ambasciatore Gardner aveva messo le cose in chiaro sulla questione, in una delle ricordate cene a casa di Merlini: “”La sostanza del mio messaggio fu che l’atteggiamento del Pci nei confronti degli euromissili avrebbe decisamente condizionato quello degli Stati uniti nei confronti di questo partito e la loro fiducia nella sua sincerità quando dichiarava di essere un amico degli Usa e un membro leale dell’Alleanza”. [8]

Nell’82 Napolitano replica la visita negli Usa, questa volta accompagnato dal socialista Claudio Martelli. Con il passare degli anni e con la prospettiva sempre più vicina della trasformazione del Pci in Pds, Napolitano diventa sempre più esplicito. Nell’83, in un articolo su “Rinascita”, include nella “linea della alternativa” anche il Partito Repubblicano Italiano, da sempre rappresentante esplicito del “partito americano” in Italia. Nell’ottobre ’84 (evento emblematico, considerando poi il suo ruolo che dire non limpido è poco nella cosiddetta trattativa Stato-Mafia, con tanto di intercettazioni scomode fatte distruggere), come capogruppo alla Camera fa astenere il gruppo comunista salvando Andreotti da una mozione che ne chiedeva le dimissioni per la protezione accordata a Michele Sindona. Il giorno successivo il segretario Pci Natta sconfessa pubblicamente il colpo di mano di Napolitano. [8]

achille-occhetto-e-giorgo-napolitano-a-washingtonNel maggio dell’89 infine il decisivo viaggio a Washington con Occhetto, prima volta che viene concesso il visto a un segretario del Pci. Durante la preparazione della Prima Guerra del Golfo, scopre definitivamente le carte. Il 23 agosto 1990 dichiara l’astensione del gruppo comunista alla richiesta di uso delle basi italiane da parte dei bombardieri statunitensi; accoglie furibondo la decisione della sinistra del Partito di votare contro. [9]

Racconta Luciano Barca nel suo diario di come nel corso del congresso di Rimini del 1991 Napolitano fosse andato ancora oltre, chiedendo con forza che venisse sconfessata la “linea equilibrista” tenuta dal Pci fino a quel momento e di come i duri attacchi mossi da Occhetto contro Saddam non fossero bastati a Napolitano, che voleva “il plauso dei bombardamenti in nome di una nuova cultura di governo.” Era ormai uscito definitivamente allo scoperto: per farsi accettare dai circoli dell’imperialismo e poter accedere nelle stanze del governo, bisognava dimostrarsi completamente proni nel fare da portaerei per le avvenure imperiali statunitensi. [8]

E così fu, passando dalla ripetuta esaltazione delle “missioni di pace” in Afghanistan e in Iraq fino al vergognoso ruolo svolto nel 2011, in cui spinse un inizialmente riluttante Berlusconi a intervenire direttamente nell’aggressione NATO contro la Libia, in cui l’Italia svolse un ruolo determinante non solo con la concessione delle proprie basi ma con la partecipazione diretta dell’aviazione italiana in centinaia di bombardamenti sul suolo libico, nel totale disprezzo dell’articolo 11 di quella Costituzione repubblicana e antifascista che sarebbe chiamato a difendere. Arrivò a definire i bombardamenti (chiamati ipocritamente “ulteriore impegno dell’Italia”) contro uno stato sovrano come un “naturale sviluppo” della politica italiana. [10]

Non in secondo piano c’è il suo sostegno incondizionato e ripetuto al sionismo e alle politiche criminali di Israele: per fare solo qualche esempio, nel 1987 in un convegno a Milano su “Sinistra e questione ebraica”, Napolitano, reduce da un viaggio in Israele, sollecita l’attenzione della sinistra su un “sionismo sociale” a suo avviso “esportabile nelle zone sottosviluppate” [8]; nel 2008 in una intervista al quotidiano “Yedioth Ahronot” esaltò il sionismo paragonandolo al pensiero di Mazzini per la “aspirazione di indipendenza dei nostri popoli” (evidentemente non considerando degno di tale qualifica il popolo palestinese) e qualificando l’antisionismo come una “forma subdola di antisemitismo”. [8]


Di pari passo a questo ruolo di fedele servitore degli interessi imperialistici in politica estera, si fa attivo esecutore in Italia, in particolare da presidente della Repubblica dopo la crisi scoppiata nel 2008 e la crisi dei debiti in Europa, delle politiche lacrime e sangue patrocinate dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Centrale Europea. È decisivo il suo ruolo nel sostituire nel novembre 2011 l’ormai inservibile Berlusconi (divenuto troppo debole per poter portare avanti politiche così antipopolari) con l’uomo della Goldman Sachs e della Fiat Mario Monti, rappresentante diretto del grande capitale finanziario, nominandolo senatore a vita nello stesso giorno in cui il valore delle azioni Mediaset e Mediolanum precipitava in borsa.  Ricordiamo brevemente, ad esempio, la lettera con cui impose al Parlamento, prima ancora che venissero discusse in aula, l’approvazione delle prime misure di macelleria sociale chieste da Draghi e da Trichet e l’attivo appoggio dato alla controriforma Fornero dell’articolo 18, sostenendo che “risolverà i problemi del mondo del lavoro e dei nostri giovani”. Si è visto! Tutto questo mentre miliardi di euro di denaro pubblico venivano dati a fondo perduto per tappare i buchi delle banche private (da ultimo al Monte dei Paschi di Siena).

Visto che in questi mesi va di moda parlare dei “privilegi della casta”, vale la pena ricordare come il salto della quaglia compiuto sul piano politico e ideologico lo abbia portato anche all’adeguamento alle abitudini più ridicole, da arraffoni, dei politicanti italiani: ad esempio quando venne beccato da una televisione tedesca con le mani nella marmellata mentre da parlamentare europeo approfittava delle regole di Bruxelles per fare la cresta sui rimborsi di viaggio. [11]

In questi giorni di stallo istituzionale Napolitano, a poche settimane dalla scadenza naturale del suo mandato ritorna a svolgere un ruolo centrale, circondato da cori di complimenti e ringraziamenti da tutte le forze politiche. Dal quadro che abbiamo delineato, risulta chiaro invece che quello che guiderà Napolitano in questi giorni non sarà certo l’interesse dell’Italia e del popolo italiano, ma la strada che riterrà migliore per sbrogliare la matassa preservando al tempo stesso la stabilizzazione del quadro politico italiano all’interno di un recinto ben delimitato: la “alleanza eterna” con gli Stati Uniti e Israele in politica internazionale, e l’asservimento ai diktat del capitale finanziario europeo e statunitense in politica interna.

Il più grande successo per Napolitano e per i suo mandanti è il silenziamento e l’aver reso impotente l’opposizione politica e sociale (certo non esente da proprie colpe, anzi!) in Italia, in questo momento divisa e innocua come non mai. Quel che è certo è che Napolitano rappresenta il simbolo dell’Italia attuale, servile e asservita, e la sempre più necessaria lotta per la trasformazione della società italiana non potrà non passare per un giudizio impietoso su chi ha venduto il nostro Paese e aggravato la situazione sociale di milioni di famiglie in cambio dell’accesso ai tanto agognati “salotti che contano” dell’imperialismo.


°

Fonti:

[1 ] La Nato economica al lavoro – Contropiano [https://www.contropiano.org/news-politica/item/14629-la-nato-economica-al-lavoro]

[2] Napolitano: il mio cammino verso il Quirinale – Repubblica, 9 giugno 2012 [http://www.repubblica.it/politica/2012/06/09/news/intervista_a_napolitano-36828968/]

[3] Le rivelazioni dell’ambasciatore Usa ai tempi di Carter – La Stampa, 15 giugno 2010 [http://www.lastampa.it/2010/06/15/cultura/richard-gardner-dissi-no-alla-ciache-voleva-infiltrare-le-br-RIoCDyYGGKw69MZ1FX73hL/pagina.html]

[4] Mission: Italy. Gli anni di piombo raccontati dall’ambasciatore americano a Roma 1977-1981, Richard Gardner, Mondadori.

[5] E Kissinger incontra il suo comunista preferito – Corriere della Sera, 9 settembre 2001 – [http://archiviostorico.corriere.it/2001/settembre/09/Kissinger_incontra_suo_comunista_preferito_co_0_01090910113.shtml]

[6] Napolitano: “Il mio ricordo di Agnelli. Quelle cene a New York parlando del Pci” – Repubblica, 13 gennaio 2013 [http://www.repubblica.it/persone/2013/01/13/news/napolitano_io_il_pci_e_l_avvocato-50425796/]

[7] The Italian Crisis: A Communist Perspective – Foreign Affairs, July 1978 [http://www.foreignaffairs.com/articles/29527/giorgio-napolitano/the-italian-crisis-a-communist-perspective]

[8] Fondazione Cipriani – Storia d’Italia dal 25 luglio 1943 ad oggi

[9] Crisi nel Golfo Persico: il PCI diviso nel voto alla Camera – Radio Radicale (audio) [http://www.radioradicale.it/scheda/36854/36888-crisi-nel-golfo-persico-il-pci-diviso-nel-voto-alla-camera]

[10] Napolitano, Libia: Bombardare naturale sviluppo – Repubblica, 26 aprile 2011 [http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/NAPOLITANO-LIBIA-BOMBARDARE-NATURALE-SVILUPPO/news-dettaglio/3958676]

[11] “2004: la TV tedesca insegue Napolitano perché lucrava sui rimborsi spese” [http://www.youtube.com/watch?v=ngWs2j_T6p0]

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