Bellanova vuole accelerare la ratifica del CETA, trattato commerciale UE-Canada che apre a OGM, pesticidi, inquinamento e disoccupazione

Mentre la grande stampa dava ampio risalto alle vacue, stucchevoli e inutili polemiche sul suo abbigliamento in occasione del giuramento del governo Conte II al Quirinale, la nuova ministra dell’agricoltura in quota Partito Democratico, Teresa Bellanova, si accingeva a schierarsi su uno dei temi più importanti e spinosi in discussione in queste settimane nell’Unione Europea: la ratifica, da parte dei Parlamenti nazionali degli Stati membri, del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), trattato di libero commercio tra UE e Canada.

“Dobbiamo lavorare perché si arrivi alla ratifica con l’obiettivo di dare competitività al Sistema Italia”, ha dichiarato Bellanova a Radio 24.

Secondo l’ormai trito copione già consolidato durante i quattordici mesi di esecutivo Lega-M5S, le voci più riottose del Movimento 5 Stelle sono subito insorte: “Ci risiamo. La battaglia contro il CETA è una battaglia identitaria del Movimento 5 Stelle. Mi pare che qualcuno non ha capito nulla e vuole fare saltare il governo prima che nasca”, ha ribattuto il senatore pentastellato Giarusso. La fine che hanno fatto, fino ad ora, tutte le “battaglie identitarie” dei grillini di governo induce a facili previsioni circa il decorso della vicena, in seno a un esecutivo segnato da un europeismo tanto astuto quanto oltranzista. Previsioni che si rafforzano, se si pensa a come il M5S abbia serenamente sostenuto la nomina di Gentiloni a commissario per gli affari economici nella Commissione Europea in formazione, presieduta dalla tedesca Ursula von der Leyen, che ha lo scopo dichiarato di far fare un salto qualitativo alla costruzione della superpotenza imperialista europea. Vale la pena di sottolineare che la stessa von der Leyen non sarebbe mai diventata Presidente della Commissione Europea, se non fosse stato per il voto decisivo espresso in suo favore dai deputati del M5S all’Europarlamento.

Il CETA, già entrato in applicazione “in via provvisoria” dal 21 settembre 2017, è l’ultimo dei grandi trattati di libero commercio stipulati dall’Unione Europea ad essere sottoposto alla ratifica dei Parlamenti degli Stati, che sono stati esautorati in merito a questa materia strategica. Tale esautorazione ha costituito un passaggio fondamentale della “rivoluzione passiva” in atto in questi mesi nell’Unione Europea, di cui la Commissione von der Leyen è chiamata a guidare la fase decisiva: scompaiono anche i pur tenui barlumi di sovranità popolare e nazionale garantiti dalla “democrazia liberale”, evapora ogni parvenza di controllo democratico e resta, monolitico, l’arbitrio del moloch del Mercato, di cui l’UE della “concorrenza libera e non falsata” si candida a essere vestale e braccio armato.

Occorre ricordare che il CETA costituisce solo una parte di una più vasta strategia. Nell’arco di poco tempo si sono susseguiti accordi bilaterali dello stesso tipo tra UE e Giappone, Vietnam, Messico e Singapore, cui si aggiungeranno nel prossimo futuro Mercosur, Australia-Nuova Zelanda e certamente altri ancora.

Quali sono le caratteristiche del CETA?

– I negoziati sono stati condotti nella massima segretezza, impedendo la trasparenza dei contenuti per l’opinione pubblica.

– Le norme sanitarie europee non verranno rispettate nella produzione delle merci canadesi in entrata nell’UE, in particolare per quanto riguarda pesticidi e OGM. Questo in ossequio alla concorrenza al ribasso per vendere di più a scapito della salute pubblica.

Aumento dell’impatto ambientale delle produzioni, come conseguenza del modello produttivista da capitalismo feroce che l’accordo promuove.

Aggravamento delle condizioni di vita dei lavoratori del settore agricolo, che saranno vittima di un ulteriore incremento della competizione selvaggia sul mercato. Un problema vitale, in un grande paese agricolo come l’Italia.

– Sviluppo degli arbitrati internazionali per risolvere le controversie fuori dai tribunali: vengono esautorate le legislazioni nazionali, spazzando via anche le ultime parvenze di sovranità popolare delle cosiddette “democrazie liberali”.

Come ripetuto anche dalla neo-ministra Bellanova, i sostenitori del trattato asseriscono che tutto ciò sia di fondamentale importanza per la “competitività del sistema Italia”. In altre parole, l’imposizione ai popoli di questo modello nel commercio internazionale serve a far fare più profitti alle grandi corporations, mentre a noi restano OGM, inquinamento, disoccupazione e malattie.

La sinistra di classe deve essere all’avanguardia nella battaglia contro la ratifica del CETA. Occorre subito studiare le forme e i modi per dar vita a una mobilitazione unitaria su questa questione imprescindibile, costruendo un fronte con tutte le forze sociali mobilitabili in una prospettiva irriducibile di opposizione.

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