L’agricoltura italiana: prima linea dello sfruttamento tra caporalato, paghe da fame e lotte crescenti

“Mancano 200.000 braccianti! Reintroduciamo i voucher! Facciamo lavorare i percettori di reddito di cittadinanza! Chi pensa alla raccolta dei prodotti agricoli?” Strilli bipartisan di questi giorni di coronavirus che squarciano il velo d’innocenza sull’agricoltura, proponendo soluzioni di ancora maggiore precarietà per i lavoratori del settore primario. Ufficialmente 1.125.000 operatori, ufficiosamente molti di più. Almeno 220.000 stimati in nero, vivono ampiamente sottopagati o nel degrado dei ghetti e subiscono il ricatto dei caporali e della mafia. Le misure di contrasto non sono sufficienti. Maggiori garanzie reddituali per gli operatori e il controllo legale operaio possono però prospettare un futuro con più marcati rispetto, difesa e regolarità contro i soprusi dei padroni e della Grande Distribuzione Organizzata. Un gigante da 56,4 miliardi di fatturato e 300 milioni di profitto, solo nel 2018, con aziende che si fanno la guerra delle promozioni tenendo bassi i prezzi dei prodotti agricoli in origine e di conseguenza il costo del lavoro per ottenerli.

Il comparto. Il rapporto Crea, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, il più importante ente italiano sul tema con 12 centri e 1900 ricercatori, fa emergere che nel 2016 erano presenti circa 1.145.000 aziende. Esse occupavano circa 12.600.000 ettari di superficie agricola utilizzata (la somma di tutte le superfici aziendali destinate alla produzione agricola), con una dimensione media di 11 ettari (un ettaro corrisponde a 10.000 metri quadri). Prevalgono le aziende non professionali con meno di 8000 euro di produzione standard, quantificate in 579.369. Anche se il settore primario contribuisce per un 2,2% al Pil nazionale, esso costituisce il 9% delle esportazioni (41,6 miliardi di euro) e il fatturato totale del sistema agroalimentare nel suo complesso, dall’agricoltura ai servizi di ristorazione, è il 15 % dell’economia nazionale pari a 522.170 miliardi di euro.

Nel 2018 i dati inoltre ci dicono che la produzione è in un andamento positivo, ma non certo quello dei prezzi, che sono aumentati del 3,7 % per i prodotti intermedi a fronte di un incremento dell’1% di quelli dei prodotti agricoli.

Secondo Coldiretti, nel 2018 gli occupati regolari nel settore sono 1.125.000 (27% donne), 346.000 stranieri, provenienti da 155 paesi diversi ma in prevalenza di nazionalità rumena, che rappresentano il 26,2 % del totale del lavoro necessario con circa 30.600.000 giornate lavorate. Dal 2007 al 2016 si è anche notato un notevole incremento del ricorso alla manodopera extracomunitaria, pari all’88%.

Secondo i minimi salariali, la retribuzione media per un operaio a tempo determinato è di 11,15 euro lordi l’ora con i minimi nelle varie categorie, discriminate sul livello dell’esperienza lavorativa, che vanno da 7,20 euro lordi a 10,58. Per gli operai a tempo indeterminato invece i minimi mensili sono compresi tra 874,65 euro lordi e 1286,25 euro per uno stipendio medio di 1414,76 euro.

Contratto: alcune migliorie. Il contratto collettivo nazionale di lavoro degli operai agricoli e florovivaisti è stato firmato nel 2018 dalla Confederazione generale dell’agricoltura italiana, la Confederazione nazionale coldiretti, Cia agricoltori italiani e dai sindacati confederali (Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil). Rimarrà valido fino al 2021 e in un universo fatto principalmente di lavoratori stagionali a chiamata, con contratti a termine che durano dai 100 ai 180 giorni, ha stabilito un aumento iniziale dell’1,7% delle retribuzioni, seguito da un altro del 1,2 % ad aprile del 2019. Il sistema del welfare è migliorato, permettendo agli stessi di accedere a indennità economiche in caso di perdita dell’impiego. Non solo, ma stabilisce un tetto alle ore di lavoro: 39 in una settimana, massimo 6,5 al giorno con maggiorazione del 15% per le ore straordinarie in ogni caso non più di 44 settimanali.

La realtà poi però si presenta e ci mostra come le bestie nere del comparto siano la Grande Distribuzione Organizzata e il caporalato. I due elementi sono connessi in quanto la GDO, con le sue battaglie a suon di sconti e promozioni influenza la filiera dei prezzi, con la conseguente caduta di quelli dei prodotti agricoli e il ricorso a un costo minimo se non irrisorio del lavoro dei braccianti.

Un esempio di come funziona questa catena è la passata di pomodoro, per la quale alla fine costa di più la bottiglia di vetro che il prodotto in sé. Il Fatto Quotidiano lo illustra in un articolo del 2018 : “in vendita mediamente a 1,3 euro, oltre la metà del valore (53%) secondo la Coldiretti è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni “il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l’8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% va ai trasporti, il 3% al tappo e all’etichetta e il 2% per la pubblicità”. La situazione è costantemente peggiorata, tanto che nel periodo dal 1995 al 2011 le quote sui prezzi sono aumentate dal 27% a più del 30% per i supermercati, che ricordiamo vendono il 73,5 % di cibo e bevande, mentre per gli agricoltori sono scese dal 16 % a meno del 14%.

La GDO, per mantenere i prezzi così bassi (il pomodoro appena raccolto costa 0,08 euro al chilo), applica anche delle aste: “La catena chiede ai fornitori qual è il prezzo più basso che sono disposti ad applicare per un prodotto”, spiega a ilfattoquotidiano.it Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti. Viene scelto quello più basso, che diventa la base di una seconda asta (a scendere)”. Il comportamento della GDO inoltre non sempre appare limpido, tanto che l’associazione di categoria denuncia pratiche commerciali sleali come ad esempio modifiche unilaterali e retroattive dei contratti di fornitura e cancellazioni con breve preavviso degli ordini dei prodotti deperibili.

Come interviene il caporalato in queste dinamiche? Innanzitutto identifichiamo il fenomeno. Stando alla definizione Treccani, esso è una forma illegale di sfruttamento e organizzazione della manodopera, specialmente agricola, attraverso intermediari (caporali) che assumono, per conto dell’imprenditore e percependo una tangente, operai giornalieri, al di fuori dei canali normali di collocamento e senza rispettare le tariffe contrattuali sui minimi salariali. Aggiungiamo poi la mancanza di adeguate protezioni di sicurezza, igieniche e di riposo.

Il caporale quindi recluta, adesca e trasporta le persone, alle prime luci dell’alba, nei vari campi agricoli della regione. Egli contratta il prezzo della manodopera con le imprese che lo pagano, ma viene pagato dagli stessi braccianti che devono dargli una parte del loro compenso, versare 5 euro per il trasporto per arrivare al campo, 3 euro per il panino e 1,5 euro per una bottiglietta d’acqua.

Nel rapporto 2018 “Agromafie e Caporalato” dell’Osservatorio Placido Rizzotto Flai Cgil, si legge che i caporali sono al 60% capi etnia e un 10% collusi con le mafie locali. I lavoratori a rischio sono almeno 430.000 (80% stranieri) di questi 132.000 sono in uno stato di grave vulnerabilità sociale e forte sofferenza occupazionale. Il loro lavoro vale 5 miliardi di euro, con quasi 2 miliardi di evasione contributiva, e viene pagato 3-4 euro l’ora o per cassetta raccolta, con turni da 8 -12 ore per un guadagno di 20-30 euro giornalieri. Tuttavia esistono casi di paghe a 1 euro l’ora. Secondo questo documento, le aziende che si avvalgono del “servizio” sono 30.000, il 25% di quelle che impiegano manodopera dipendente. Vi sono poi 300.000 braccianti con meno di 50 giornate lavorate, ufficialmente, in cui è probabile la presenza di irregolarità.

La malavita organizzata ha un ruolo importante nell’agricoltura, generando un volume d’affari di 24,5 miliardi di euro in aumento del 12,4% nel 2018 (rapporto “Agromafie” elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità agroalimentare)

Il contrasto al fenomeno non è sufficiente, nonostante l’esistenza dal 2011 di un articolo del codice penale, il 603 bis, che con successive modificazioni volute dalla legge sul caporalato 199 del 2016, stabilisce che “chiunque recluti manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, utilizzi, assume o impiega manodopera, anche mediante l’attività di intermediazione di cui al precedente punto, in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori” commette il reato di caporalato. La legge stabilisce quindi l’uguaglianza del comportamento illecito per caporali e sfruttatori, prevede la reclusione da 1 a 6 anni, fino a 8 in caso di violenza o minacce e istituisce alcune aggravanti: se ci sono più di tre persone sfruttate, minori e se gli operai sono esposti a situazioni di grave pericolo. Oltre a ciò comporta anche delle sanzioni pecuniarie che vanno dai 1000 ai 2000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Il governo inoltre, nel febbraio scorso, ha approvato il Piano nazionale contro lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura. Si muove in 4 direzioni: prevenzione; vigilanza e contrasto; protezione e assistenza; reintegrazione socio-lavorativa che si delineano in 10 azioni:

  • Piano informativo con calendari delle colture e fabbisogno lavorativo.
  • Investimenti in innovazione.
  • Rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità e introduzione di misure per la certificazione dei prodotti.
  • Pianificazione dei flussi e miglioramento dei servizi di incontro tra domanda e offerta.
  • Pianificazione e attuazione di soluzioni abitative dignitose per i lavoratori agricoli
  • Trasporti adeguati.
  • Campagna di comunicazione istituzionale e sociale per la prevenzione e sensibilizzazione sullo sfruttamento lavorativo e la promozione del lavoro dignitoso.
  • Maggiori sforzi nell’attività di vigilanza.
  • Sistema di servizi integrati per la protezione e prima assistenza delle vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura e implementazione degli interventi per la loro reintegrazione socio-lavorativa.
  • Sistema nazionale per il reinserimento socio-lavorativo delle vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura.

Accanto a queste misure operano gli organismi di vigilanza. A quelli classici delle aziende sanitarie locali (Spesal: servizio di prevenzione e sicurezza per gli ambienti di lavoro) che hanno poteri amministrativi di accesso diffida e disposizione e repressivi di ufficiali di polizia giudiziaria, dell’Inps e dell’Inail, si aggiunge un tentativo di razionalizzazione del tutto datato 2015, in attuazione di una delega del Jobs Act. L’idea era quella di istituire un’agenzia unica per le ispezioni integrando i servizi del Ministero, dell’Inps e dell’Inail prevedendo strumenti e forme di coordinamento con le Asl e le agenzie regionali per la protezione ambientale. Colpo che pare essere andato a vuoto in quanto a tutt’oggi il settore è sottodimensionato negli organici, l’ultimo concorso per diventare ispettore del lavoro risale al 2004, dilaniato dalla frammentazione delle competenze e dai ritardi nelle procedure. Sta di fatto che i controlli sono diminuiti (160.347 nel 2017 144.163 nel 2018) e il tasso di irregolarità aumentato (65% contro il 70% del 2018).

Le leggi dello Stato non bastano evidentemente a difendere i lavoratori: a testimonianza di ciò troviamo la diffusione dei ghetti e i 1500 morti in 6 anni a causa anche della mancanza d’acqua nei campi, che comporta la disidratazione per operatori costretti sotto il sole anche 10 o 12 ore al giorno. Il problema peraltro persiste tutt’ora, in tempi di coronavirus nei quali l’importanza dell’acqua e della pulizia è ancora più accentuata. A questo si sommano le patologie connesse: dolori articolari; polmoniti, bronchiti e malattie da raffreddamento d’inverno.

I ghetti. Quando sentiamo la parola ghetto pensiamo a situazioni appartenenti ad un passato lontano. Essi nvece esistono ancora oggi, nel 2020. Vengono chiamati così in quanto sono luoghi isolati in cui vivono  persone in condizioni miserabili, con “abitazioni” fatte di materiali di scarto (spesso eternit), roulotte in dismissione o case di campagna abbandonate, in cui tutto viene pagato a caro prezzo, dal cibo (all’interno ci sono rivendite e piccoli negozi) all’acqua calda per lavarsi. I servizi sanitari minimi, se qualcuno si sente male, non sono scontati. Capita poi che accanto al ghetto ci siano le attività collaterali della criminalità organizzata, come la prostituzione e lo spaccio.

Essi sono ampiamente diffusi in tutta Italia: l’osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil ha individuato 100.000 persone residenti, 80 epicentri italiani di sfruttamento coinvolgenti 27 centri agricoli. Dislocati in tutto il Paese da Saluzzo (Piemonte) al ragusano (Sicilia), passando per Lazio, Puglia (Capitanata, alto Barese e Nardò) Campania (casertano e piana del Sele), Calabria (Sibari e piana di Gioia Tauro), Metaponto e alto Bradano in Basilicata. A volte vengono sgomberati ma subito ricostituiti poco più avanti.

Le condizioni di vita pessime all’interno sono alla base dei numerosi incendi che vi accadono causando altre vittime innocenti dello sfruttamento.

I lavoratori. Sfruttati e ricattabili, ma non arrendevoli nell’ottica che la lotta dei braccianti migranti e italiani a 3,5/5,00 euro l’ora possa essere utile per tutto il settore. Uno degli episodi più famosi è stato a Nardò nel 2011 in cui 200 migranti hanno sfilato in corteo, coordinati dal sindacato di base, ed hanno messo in scena per la prima volta un’assemblea autogestita contro lo sfruttamento. La voglia di combattere per diritti e tutele, nonostante la criminalizzazione del dissenso operata dal decreto sicurezza, non si è spenta dopo Nardò, anzi è continuata negli anni in varie realtà come a Latina nell’ottobre del 2019 quando i sindacati confederali, dopo che un padrone sparò addosso ai braccianti indiani, organizzarono una manifestazione con i lavoratori.

Nonostante tutte le difficoltà dovute anche alle caratteristiche dell’impiego agricolo a chiamata, pare emergere perciò una maggiore sindacalizzazione dei braccianti che appaiono sempre più consapevoli dei loro diritti, vogliono maggiori tutele, esprimono rappresentanti sindacali anche all’interno dei ghetti o provenienti da quegli spazi e lottano secondo le parole d’ordine: “Stesso lavoro, stesso salario e casa per tutti!” Dai campi si levano quindi più alte le voci per regolarità, salari corretti, soluzioni abitative adeguate per eliminare i ghetti.

Anche in questo comparto dell’economia il controllo operaio legale, concepito come un potere di indicazione dei rappresentanti sindacali delle situazioni di degrado, di sfruttamento e di irregolarità con conseguente ed immediato controllo da parte delle autorità, è necessario per contrastare al meglio i fenomeni illeciti che hanno per vittime i braccianti agricoli. Non basta. Necessitiamo un intervento incisivo dello Stato per finanziare adeguati aiuti al reddito per dei lavoratori già pagati in maniera risibile, spesso a termine, legati a fattori temporali e all’incertezza per garantire una vita dignitosa sopratutto a chi nel mezzo della stagione perde l’impiego. Oltre a ciò si devono tassare i colossi della Grande Distribuzione Organizzata, a volte multinazionali che non solo beneficiano di prezzi dei prodotti agricoli insulsi ma anche delle misure fiscali favorevoli vigenti in alcuni Paesi europei: questo è possibile solo con una patrimoniale e un intervento sulla libera circolazione dei capitali. Che lo Stato prenda da chi ha di più per dare a chi ha di meno sotto forma di garanzie reddituali e investimenti negli organi ispettivi sul lavoro per combattere al massimo l’irregolarità e la criminalità organizzata. Sgomberare i ghetti, zittire le proteste non sono le risposte. Sgomberare l’illegalità, zittire la malavita: queste sono le risposte.

***

LINK ALLE FONTI

1) Dati economici

http://www.corriereortofrutticolo.it/2019/08/29/GDO-crescono-i-ricavi-ma-scendono-gli-utili-la-soluzione-fusioni-e-acquisizioni/

https://www.istat.it/it/archivio/237675

https://www.eunews.it/2020/02/07/agricoltura-italia-ue-numero-occupati-valore-della-produzione-connessa/126017

Composizione lavoratori agricoli

https://agriregionieuropa.univpm.it/it/content/article/31/55/il-lavoro-dipendente-agricoltura-italia-attraverso-i-dati-inps

Lavoratori stranieri

https://www.coldiretti.it/lavoro/lavoro-mai-cosi-tanti-immigrati-nei-campi

Donne in agricoltura

https://www.campagnamica.it/2018/03/08/agricoltura-numeri-del-lavoro-femminile-italia/

Retribuzioni

https://www.cimaav.it/uploads/uploads/tabelle_salariali/da18c5917d4b3a45829b274b999d9e0ba726ed15.pdf

https://www.jobbydoo.it/stipendio/operaio-agricolo

https://agriregionieuropa.univpm.it/it/content/article/31/55/i-numeri-chiave-delle-retribuzioni-degli-operai-agricoli-italia

https://www.edotto.com/articolo/agricoli-fissate-le-retribuzioni-medie-giornaliere-per-lanno-2019

PIL

http://grafici.altervista.org/composizione-del-pil-per-settore-economico/ https://www.crea.gov.it/documents/20126/0/ITACONTA_2019_def_WEB+%281%29.pdf/cade3a7d-8406-185c-5472-0c5d89892f7b?t=1579707434578

2)Contratti agricoli

CCNL OPERAI AGRICOLI E FLOROVIVAISTI

http://www.lavorosi.it/fileadmin/user_upload/PRASSI_2018/ccnl-operai-agricoli-florovivaisti-rinnovo-2018-2021.pdf

3)Situazione conflittuale, caporalato mafia

Conflitto

https://www.zic.it/foggia-lavoro-diritti-dignita-la-lunga-marcia-dei-braccianti-agricoli-fotovideo/

https://www.latinaquotidiano.it/caporalato-dopo-gli-spari-sui-braccianti-i-sindacati-scendono-in-piazza-al-fianco-dei-lavoratori/

https://www.open.online/2020/03/24/scatta-sciopero-braccianti-sindacalista-soumahoro-si-affronta-coronavirus-senza-acqua-corrente/

https://www.linkiesta.it/2019/08/caporalato-italia-migranti-nocap-yvan-sagnet/

https://bari.repubblica.it/cronaca/2011/07/31/news/nard-19828058/

https://bari.repubblica.it/cronaca/2019/06/06/news/foggia_protesta_migranti-228089836/

Caporalato

https://www.lavoro.gov.it/priorita/Pagine/Approvato-il-Piano-nazionale-contro-lo-sfruttamento-e-il-caporalato-in-agricoltura.aspx

https://www.lavorodirittieuropa.it/dottrina/informazione-consultazione-partecipazione/395-nebbia-fitta-sull-ispettorato-nazionale-del-lavoro

https://www.radiopopolare.it/i-numeri-del-caporalato-scandalo-economico-e-sociale/

https://www.flai.it/osservatoriopr/il-rapporto/

https://www.open.online/2020/03/24/scatta-sciopero-braccianti-sindacalista-soumahoro-si-affronta-coronavirus-senza-acqua-corrente/

https://www.theitaliantimes.it/economia/caporalato-reato-penale-cos-e-come-funziona-italia_140220/

https://www.lavoroediritti.com/leggi-e-prassi/reato-di-caporalato-testo-legge-gazzetta-ufficiale

Agromafie

https://ilsalvagente.it/2019/02/14/agromafie-reati-aumentati-del-12-in-un-anno-lappello-approvare-la-legge-ferma-in-parlamanto/;

http://www.cortocircuito.re.it/5-azioni-che-ogni-cittadino-puo-fare-contro-le-mafie/

https://winenews.it/it/osservatorio-agromafie-nuovo-progetto-lavoro-stagionale-dignita-e-legalita-contro-il-caporalato_410545/

https://www.agi.it/inchiesta-italia/come_combattere_le_agromafie_e_perch_cos_difficile_in_italia-1583816/news/2017-03-14/

Ghetti bracciantili

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/fermate-la-strage-di-braccianti-caporalato; https://www.ildenaro.it/caporalato-braccianti-morti-sole-del-lavoro//

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/28/caporalato-e-sfruttamento-british-medical-journal-in-sei-anni-morti-1500-braccianti-100mila-persone-nelle-tendopoli/5068778/

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/18_giugno_07/dal-ragusano-piemonte-80-ghetti-d-italia-59f7fc02-6a9c-11e8-adc0-1eaed5ff2c18.shtml

https://openmigration.org/analisi/dentro-e-fuori-dai-ghetti-la-vita-dei-braccianti-della-capitanata/

GDO

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/25/guerra-degli-sconti-chi-paga-ai-supermercati-il-guadagno-piu-alto-della-filiera-costi-e-rischi-scaricati-sui-piccoli-produttori/4849949/

https://ilfattoalimentare.it/pomodoro-passata-sottocosto-prezzo.html

4) Bonus 600 euro e attualità

https://www.informazionefiscale.it/Bonus-600-euro-lavoratori-agricoli-requisiti-istruzioni-domanda-INPS

https://www.agi.it/economia/news/2020-03-28/coronavirus-reddito-cittadinanza-zappare-terra-7948309/

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