Una vaga autonomia: le linee guida del Governo e del Ministero dell’Istruzione per il rientro a scuola di studentesse e studenti

Nel tardo pomeriggio di ieri sono state presentate durante una conferenza stampa, tenuta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dalla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, le linee guida del Governo per il rientro a scuola a settembre.

Partendo dalle questioni più pratiche, il Governo ha annunciato tutti gli stanziamenti di fondi per la Scuola, necessari non solo per contrastare la situazione emergenziale ma che andranno a coprire buchi e mancanze di decenni di sottofinanziamento. La Ministra Azzolina ha dichiarato che da gennaio 2020 ad oggi si sono investiti già 4,6 miliardi di euro per la Scuola, tra cui 660 milioni per dirigenti scolastici ed enti locali per interventi di manutenzione leggera e nuove misure di sicurezza; a questi vanno aggiunti 1 miliardo e 900 milioni generalmente per l’edilizia scolastica. Infine, il Presidente Conte ha annunciato un prossimo investimento di un altro miliardo di euro, che andrà a coprire tutti gli investimenti precedenti, oltre che favorire una migliore connessione internet per tutte le scuole e un cuneo fiscale per gli stipendi dei docenti, che da luglio in poi avranno tra gli 80 e i 100 euro in più in busta paga.

Con la parziale riapertura delle scuole lo scorso 17 giugno per permettere agli studenti di sostenere l’esame di stato e diplomarsi si è già cominciato a sperimentare il nuovo corso che le classi e tutti i luoghi scolastici dovranno attuare a partire dal prossimo 14 settembre, data ufficiale del rientro a scuola.

Ascoltando sia la Ministra, sia leggendo le Linee Guida emanate, sappiamo che il Comitato Tecnico Scientifico ha imposto una generale pulizia delle scuole e presenza di prodotti igienizzanti sia per le superfici che per le persone, come in quasi tutti i luoghi pubblici, con una formazione di tutto il personale per il loro corretto utilizzo. Sarà mantenuto il metro di distanza tra gli alunni e tra loro e il professore durante la lezione, evitando gli assembramenti. Questo dovrà avvenire anche all’ingresso, dunque ci saranno ingressi scaglionati con diversi orari di arrivo.

Posti questi dati e queste novità, cominciamo a farci delle domande. Se l’Italia soffre da sempre il problema delle cosiddette “classi pollaio”, come sarà possibile mantenere il distanziamento tra alunni di un metro? Come verranno affrontati questi ingressi scaglionati, con studenti che si presenteranno a scuola in diverse ore e torneranno a casa utilizzando nella maggior parte dei casi mezzi di trasporto pubblici notoriamente sempre affollati?

Il Governo, con le parole sia del Presidente Conte che della Ministra Azzolina, ha dichiarato di non tollerare più le classi pollaio, di voler concludere l’esperienza della povertà educativa e della dispersione scolastica, che per fortuna è un fenomeno non molto diffuso in Italia e in calo negli ultimi anni. Per capire esattamente quanto spazio ogni scuola possiede e quanto ne serve è stato progettato e reso operativo un software di conteggio della metratura di ogni edificio scolastico del Paese, che ad oggi sta concludendo la sua mappatura nazionale. La Ministra Azzolina ha fatto una previsione, per la quale sarà necessario circa il 15% in più di spazio per gli studenti di quanto non ci sia fino ad oggi.

Essendo impossibile costruire ex novo una scuola nel giro di mezza estate, le risposte del Governo e del Ministero sono state diverse: riutilizzare gli edifici scolastici dismessi (che necessiteranno ristrutturazioni), ma anche utilizzare teatri, musei, luoghi d’arte e addirittura parchi pubblici (tempo atmosferico permettendo), per fare in modo che la didattica sia varia e che si ovvi al problema dello spazio.

Queste proposte ci lasciano comunque dubbiosi: lungi da noi contrastare una didattica che prenda in considerazione anche i musei, ma non pensiamo possibile che uno studente possa spostarsi durante l’anno scolastico tra edificio scolastico e altri edifici, più o meno vicini a dove abita, con orari diversi dati dagli ingressi scaglionati, in classi che per quanto non saranno sdoppiate saranno comunque della stessa grandezza di prima, con necessità di essere ancora più distanti (e quindi ancora più “pollaio”). Nel frattempo che la Ministra Azzolina durante questa conferenza stampa annuncia che il numero di studenti per classe diminuirà già da settembre, lancia il mantra della “flessibilità” di questi studenti (e dei loro genitori, e delle aziende di Trasporto Pubblico Locale), i quali dovranno adattarsi alla situazione.

In conclusione alla conferenza stampa sono state rivolte ai membri del Governo diverse domande da parte dei giornalisti. La Ministra Azzolina ha risposto alle domande rimarcando la sua volontà di costruire una Scuola nuova, dove ogni studente venga maggiormente valorizzato, lanciandosi anche in progetti dove potrebbero essere presenti più insegnanti durante la stessa lezione per seguire più nello specifico gruppi di studenti.

Queste volontà di riforma della Scuola, dove lo studente è al centro del processo di apprendimento, ci sono sembrate in realtà molto vaghe e generiche, mentre la Ministra le snocciolava entusiasta. Dato che in questo momento dobbiamo affrontare problemi che si porranno tra non più di un mese e mezzo, e di cui non abbiamo ancora capito le vere e proprie soluzioni, ci sentiamo sinceramente preoccupati per tutti quegli studenti, dalle scuole primarie fino all’ultimo anno delle scuole superiori.

Leggendo le linee guida, aggiungiamo altri punti del programma governativo che la Ministra non ha affrontato nel suo discorso, tra cui una continuazione in parte della DAD (Didattica a Distanza):

-“per le scuole secondarie di II grado, una fruizione per gli studenti, opportunamente pianificata, di attività didattica in presenza e, in via complementare, didattica digitale integrata, ove le condizioni di contesto la rendano opzione preferibile ovvero le opportunità tecnologiche, l’età e le competenze degli studenti lo consentano”. Segnaliamo comunque che il Comitato Tecnico Scientifico ha parlato di possibilità di didattica digitale anche per gli alunni delle scuole secondarie di I grado, le scuole medie.”

-“l’aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari, ove non già previsto dalle recenti innovazioni ordinamentali”

-“una diversa modulazione settimanale del tempo scuola, su delibera degli Organi collegiali competenti”

Tutte queste proposte e attuazioni dovranno essere definite dagli Enti regionali e anche dalle autonomie scolastiche. Questo ovviamente farà sì che se molti di questi compiti saranno demandati alle singole amministrazioni scolastiche, ognuno potrà comportarsi diversamente. Non cadiamo però nel tranello della semplificazione: maggiore autonomia alle scuole non significa “abbandonare i presidi e i professori a sé stessi”, ma esattamente il contrario. Una forte autonomia, similmente a quella universitaria, ha sempre dato la possibilità ad ogni amministrazione scolastica di decidere come gestire i propri fondi, continuando il processo disgregativo dell’Istruzione statale: le scuole che si troveranno all’interno di contesti sociali avvantaggiati saranno agevolate, gli studenti avranno più possibilità di vivere un ambiente quanto più sano possibile nelle strutture scolastiche, serviti dai trasporti pubblici che adatteranno i propri veicoli, frequenza di corse e assunzione di personale per permettere a tutti di presentarsi a scuola alle 8, alle 8.30 e alle 9 del mattino. Musei, teatri e luoghi di apprendimento ulteriori alla scuola saranno felici di accogliere gli studenti, quelli che rimarranno eventualmente a casa seguendo la DAD avranno chi li potrà seguire e rimanere a casa con loro, mentre studieranno con computer performanti e connessioni internet stabili. E tutti gli studenti, le amministrazioni e le famiglie che queste cose non le possiedono e che proprio durante questa quarantena sono venute maggiormente allo scoperto, svelando dei problemi strutturali che tutti conoscevamo ma che non volevamo affrontare?

Non ci riteniamo sicuri né soddisfatti di queste linee guida, troppo generiche e troppo autonomistiche, che cercano nella maggior parte dei casi di tappare un buco e di non risolvere un problema strutturale. Serviranno ancora anni prima che questi fondi, finalmente sbloccati, verranno utilizzati e renderanno l’investimento iniziale. Nel frattempo però gli studenti andranno a scuola tutti i giorni.

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