• 7Un incontro molto partecipato e dal profondo valore politico quello che a Milano, nel pomeriggio di sabato 30 gennaio, ha unito Fronte Popolare e Patria Socialista nel sostegno alla resistenza antifascista nel Donbass e ai comunisti ucraini colpiti dalla repressione del regime di Kiev al servizio di NATO, USA e UE. Un’occasione per confermare l’impegno internazionalista e antimperialista di due organizzazioni che concepiscono l’antifascismo come impegno presente e assunzione di responsabilità nella lotta per la liberazione umana.

    Di particolare significato, oltre che un grande onore, è stato il lungo collegamento via Skype con il compagno Nemo, commissario politico di InterUnit, l’unità dei volontari internazionalisti della Brigata Prizrak, anima comunista e rivoluzionaria della resistenza nel Donbass. A lui e agli altri coraggiosi combattenti che nella difesa delle Repubbliche popolari rinnovano ogni giorno lo spirito di quelle che furono le Brigate internazionali della Guerra di Spagna, desideriamo garantire il nostro impegno a moltiplicare le iniziative di sostegno alla loro lotta per spazzare via il fascismo che vuole risorgere, sostenuto dal grande capitale, sul suolo europeo.

    Le affinità di analisi e cultura politica con i compagni di Patria Socialista costituiscono la base a partire dalla quale intendiamo rafforzare a tutti i livelli la collaborazione con questa organizzazione sorella, cui ci unisce il comune sentimento del dovere rivoluzionario di costruire con l’azione militante le condizioni per conquistare all’Italia il futuro di giustizia sociale, sovranità e indipendenza che solo il socialismo può garantire.

    Desideriamo rivolgere il nostro ringraziamento a tutte le compagne e i compagni che hanno partecipato all’incontro e ai Terzaclasse, la cui musica ha accompagnato il momento di festa seguito al dibattito.

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  • cieTra i diversi CIE – i criminali centri di identificazione ed espulsione per stranieri attivi in Italia dal 1998 – in cui, in questi ultimi mesi, sono scoppiate ribellioni dei reclusi, si annovera la tristemente nota struttura locata in corso Brunelleschi angolo via Monginevro. Questo, durante l’anno passato, aveva assistito a lavori di ampliamento e ristrutturazione al fine di implementazione della capienza effettiva, provocando un conseguente aumento delle retate in strada.

    Qui è scoppiata la rabbia dei reclusi, sottoposti non solo alla disumanità della struttura in sé ma anche ad un trattamento violento inflitto loro da parte delle forze dell’ordine e dei gestori del CIE dell’impresa Gepsa – Acuarinto (ricordiamo a tal proposito il caso di Touil Abdelmajid che,  nell’autunno 2015, per il trattamento subito nel centro in questione, versava in condizioni fisiche e psichiche disastrose, incapace di riconoscere le persone, con lo sguardo perso nel vuoto). I reclusi, oltre a forme di protesta individuale quali il rifiuto del cibo, hanno così dato fuoco ad una parte della struttura. Ciò ha ridotto la normale capienza del centro e ha dunque compromesso il criminale rastrellamento in strada degli stranieri privi di documenti. Un’analoga reazione da parte dei reclusi, scoppiata a seguito del pestaggio di un ragazzo da parte delle forza dell’ordine, si è verificata nel CIE romano di Ponte Galeria.

    Nel pomeriggio di sabato 23 gennaio, si è tenuto un nutrito presidio in corso Brunelleschi angolo via Monginevro di fronte al CIE, per condannare l’esistenza criminale di questi lager e per ribadire la ferma solidarietà ai reclusi. Nella condanna dei CIE che non vanno riformati bensì chiusi – i lager non possono infatti essere resi più umani – e dei soprusi ai diritti umani che in essi hanno luogo, Fronte Popolare manifesta il proprio appoggio alla lotta dei reclusi.

  • 30gennaio1Incontro con i compagni dell’organizzazione militante romana Patria Socialista sul Donbass che resiste al regime nazista insediatosi nel 2014 a Kiev con il sostegno di USA, UE e NATO e sulla persecuzione contro i comunisti e gli antifascisti in tutta l’Ucraina.

    ORE 17.00: COLLEGAMENTO SKYPE CON INTERUNIT, L’UNITÀ DEI VOLONTARI INTERNAZIONALI DELLA BRIGATA PRIZRAK, LA FORMAZIONE DEL COMANDANTE MOZGOVOY CHE IN DONBASS SI BATTE CONTRO IL REGIME NAZI-FASCISTA DI KIEV, PER LA LIBERTÀ E IL SOCIALISMO.

    Dalle 19.00: festa di Fronte Popolare – TERZACASSE in concerto.

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  • L’appello lanciato dalla Piattaforma Sociale Stop-Euro ha raccolto molte adesioni a Milano e dal nord d’Italia.
    I manifestanti dicono no alla NATO e all’Unione Europea dell’austerità e delle missioni militari, e denunciano l’ipocrisia delle potenze occidentali che hanno causato, con gli embarghi e i ripetuti interventi bellici, il disordine politico e sociale presente oggi in vaste aree del medio oriente e dell’Africa.
    Venticinque anni ininterrotti di guerra, di traffici di armi e di intrecci economici, hanno provocato un male che si ripercuote sulla vita delle persone, su chi continua a fuggire e subisce il disprezzo
    della discriminazione, su chi teme di essere ucciso mentre beve un caffè, su tutti coloro che subiscono i tagli lineari sulla spesa sociale a vantaggio di quelle militari.
    Venticinque anni in cui l’opinione pubblica ha visto il racconto della morte in tv come una fiction di pessima qualità e nei quali l’assenza del suo peso ha reso ancora più facile scelte politiche azzardate e dettate da interessi di breve periodo, ma dalle conseguenze durevoli.
    Lanterne nella notte sono state lasciate salire al cielo dalla darsena, accanto ai navigli.
    Qualcuno, per fortuna, crede ancora che si possano inviare ancora messaggi di pace.

    (servizio di Alfredo Comito per Libera.tv)

  • lavoratoriDopo giorni di presidi, picchetti, difesa del proprio posto di lavoro e di condizioni umane per la propria attività lavorativa, dopo giorni di botte e repressione poliziesca, grazie all’intervento del sindacato Si.Cobas e al sostegno delle realtà solidali della zona come il CS Magazzino 47 e il Centro Sociale Zanzanù e grazie alla solidarietà espressa da forze come Fronte Popolare, proprietà e lavoratori ieri 13 gennaio hanno firmato un accordo nella prefettura di Vercelli che impone a Penny Market di riaprire entro il 23 gennaio il magazzino di Desenzano del Garda e a Servizi Associati di rimettere in servizio tutti i 44 lavoratori.

    Questa è la dimostrazione che quando lavoratori, sindacati, realtà resistenti sono uniti allora si può cambiare la trama del film già visto in un racconto di una vittoria del proletariato contro il padronato.

    Fronte Popolare gioisce di questo risultato che segna una sconfitta per la classe padronale e un sostegno non solo morale alle lotte tuttora in corso.

  • Comunicato della Sezione di Torino di Fronte Popolare

    indexLa sezione torinese di Fronte Popolare esprime la propria solidarietà nei confronti degli studenti della succursale di via Ada Negri dell’alberghiero Colombatto che, la mattina di martedì 12 gennaio, non sono entrati nelle aule della succursale disertando le lezioni ed hanno promosso un’assemblea studentesca davanti all’ingresso della loro scuola, al fine di protestare contro la grave situazione in cui versa la succursale – freddo e topi nelle aule – e pretendere da chi di dovere una rapida soluzione dell’estremamente grave ed inaccettabile problema.

    La situazione della succursale del Colombatto perdura ormai dall’inizio di dicembre. Questo fattore non fa che aggravare le responsabilità di chi, come il Comune che è proprietario dello stabile, avrebbe dovuto immediatamente risolvere in modo efficace e definitivo la situazione. In definitiva, non si tratta altro che di un ulteriore tassello che, a pochi mesi dalle elezioni comunali, si va ad aggiungere alla pessima gestione della città da parte dell’amministrazione comunale a targa Pd. In questi anni la giunta Chiamparino prima e Fassino poi ha solo pensato a curare grandi eventi e fiere, usando come (falsa) facciata della città il centro e chiudendo invece gli occhi di fronte a disoccupazione, sfratti e miseria, senza promuovere sforzo alcuno al fine di salvaguardare il tessuto produttivo cittadino.

    Su scala generale, i fatti del Colombatto si inseriscono nel solco della pessima situazione degli edifici scolastici e dell’istruzione tutta che soffrono degli scellerati e criminali tagli perpetrati da tutti i governi che hanno retto il paese in questi ultimi anni ma che non hanno tuttavia certo fatto mancare i finanziamenti agli armamenti, alle guerre imperialistiche della NATO nascoste sotto l’ipocrita definizione di interventi umanitari, alle grandi opere inutili e dannose come la linea TAV Torino-Lione e via discorrendo. Il capitalismo è incompatibile con la scuola universale, pubblica, di qualità, gratuita e per tutti. Solo unendo tutte le lotte e elevando il malessere sociale a coscienza di classe, si potrà dispiegare una forte resistenza all’ondata reazionaria in atto.

    Riportiamo qui di seguito il comunicato emesso dal Collettivo del Colombatto in merito alla questione:

    Oggi noi studenti dell’I.P.S.S.E.O.A. “Colombatto” ci siamo rifiutati di entrare nelle aule della succursale perché la situazione che persiste in alcune classi (freddo e presenza di ratti) non permette più il normale e necessario svolgimento delle lezioni.

    Alle 8 ci siamo radunati e trovati in assemblea davanti all’ingresso della sede secondaria discutendo della situazione che oramai persiste da più di un mese, è subito sopraggiunto un docente a rassicurarci riguardo la questione. Noi studenti abbiamo continuato a presidiare l’ingresso in attesa dell’arrivo della preside con la quale abbiamo subito concordato un incontro, la discussione ha evidenziato la volontà della dirigenza di trovare una soluzione rapida effettuando nuovi interventi e ricontattando nuovamente chi di dovere.

    La cattiva gestione e manutenzione degli edifici scolastici, da parte della città metropolitana (proprietaria dello stabile) ha portato alla situazione che siamo costretti a vivere in questi giorni; inoltre assistiamo da anni a politiche scellerate che non fanno altro che tagliare fondi e finanziamenti alla scuola pubblica ultimo esempio la “buona scuola”, le scuole in Italia cadono a pezzi, metà di queste sono state costruite prima della normativa antisismica e che, di anno in anno, sono sempre più esposte a crolli, allagamenti e incidenti di vario genere. È per questo che consideriamo non sufficiente la risoluzione dei governi che si sono avvicendati in questi anni.

    Un esempio per tutti nonché uno dei “cavalli di battaglia” del governo Renzi è il piano sull’edilizia scolastica il quale doveva prevedere ingenti investimenti per rimettere a norma le scuole sia dal punto di vista strutturale sia sul piano dell’innovazione. Gli studenti italiani ad un anno di distanza da annunci vari possono osservare il fallimento della manovra e a cadere è l’impalcatura mediatica del governo. La scuola pubblica non ha bisogno di interventi di facciata ma di misure reali e consistenti.

  • MANIFESTAZIONE A ROMA E MILANO CONTRO LA GUERRA
    La Piattaforma Sociale EUROSTOP ha organizzato una manifestazione nazionale a Roma e Milano il 16 gennaio per la pace e contro la guerra.
    La crescente tensione in tutto il mondo alimentata dalla disoccupazione, dalla corruzione, dall’intensa immigrazione, dalle guerre che si combattono su un palcoscenico sempre più esteso, fanno temere scenari in cui il terrore da una parte e la restrizione delle libertà dall’altra, col pretesto della sicurezza, diventino lo status quo.
    Le due manifestazioni partiranno a Roma (Piazza Esquilino) e a Milano (Piazza San Babila) il 16 gennaio alle ore 15.00.
    Il 15 dicembre alle 15.30 a Milano, presso le aule dell’Università Statale, si terrà una assemblea pubblica sul tema della pace e della democrazia in tempi di guerra
    Alessio Arena del FRONTE POPOLARE e Dafne Anastasi della Funzione Pubblica USB, lanciano l’appello affinché la società civile si mobiliti per la pace.

  • PENNYPicchiati, alcuni feriti e portati in commissariato. Sono i 45 lavoratori del Penny Market di Desenzano del Garda in sciopero e presidio da 4 giorni. La trama è quella di un film già visto troppe volte: appalti, cooperativa, arroganza padronale, accordi non rispettati e violenza delle forze dell’ordine che sgomberano la resistenza passiva dei lavoratori della catena commerciale italo tedesca (Esselunga con REWE).

    La sede di Desenzano del Garda serve 57 punti vendita in tutta Italia. I facchini, organizzati dal sindacato autonomo Si.Cobas e sostenuti dai compagni del CS Magazzino47 di Brescia e del Centro Sociale Zanzanù lavorano anche per 220 ore al mese e con contratti più bassi del loro livello professionale perdendo così 400 euro al mese.

    Gli operai chiedevano alla cooperativa che li ha assunti, la Servizi Associati, a cui Penny ha appaltato i servizi di carico, scarico e logistica, un adeguamento salariale con scatti di anzianità, il riconoscimento delle ore di straordinario e i giorni di riposo garantiti durante le festività. La risposta è stata la violenza delle forze dell’ordine.

    FRONTE POPOLARE SOSTIENE LA LOTTA DEI LAVORATORI, SOSTIENE LA RESISTENZA CONTRO L’ARROGANZA PADRONALE.

    Scarica il volantino in Pdf: Solidarietà Penny Market

  • 16gennaio2Accedi all’EVENTO FACEBOOK

     

    Contro le guerre della NATO e le politiche antipopolari dell’UE: RIALZIAMO LA TESTA!

    I media e i partiti che si alternano al governo ci raccontano a reti unificate che le istituzioni europee offrono pace e benessere e che la NATO è un’alleanza difensiva che ci garantisce sicurezza.

    La realtà però ci dice un’altra cosa. Vediamo ogni giorno di più gli effetti devastanti delle misure imposte dall’UE: deindustrializzazione, precariato, privatizzazioni, distruzione dello stato sociale; l’euro si è dimostrato uno strumento di indebolimento del potere d’acquisto delle classi popolari e di ridistribuzione del potere in Europa in favore dei Paesi più ricchi, in particolare della Germania.

    L’imperialismo occidentale tenta di uscire dalla crisi con la guerra.
    Queste politiche aggressive, con la destabilizzazione – dando soldi e armi a gruppi terroristici – di paesi con governi scomodi, dalla Libia alla Siria, rischiano sempre di più di portare il mondo in una guerra dalle proporzioni inimmaginabili, trascinando spesso la classe dirigente italiana in avventure contrarie agli stessi interessi di ciò che resta del capitalismo di stato italiano”.

    La NATO ha trasformato l’Italia in una portaerei nucleare e ci costa 70 milioni di euro al giorno, mentre ci raccontano che non ci sono più soldi per lo stato sociale.

    Non stiamo a guardare mentre ci tolgono un diritto dopo l’altro: è ora di rialzare la testa e lottare per la rottura con NATO e UE.

    L’alternativa è possibile e necessaria: Indipendenza nazionale, solidarietà internazionalista e potere alle classi popolari. Costruiamola insieme!

  • 1461351_10202924993915678_1985449646_nLa corte di Kiev, lo scorso 17 dicembre, ha messo definitivamente al bando il Partito Comunista d’Ucraina (KPU) ed i suoi simboli, interdicendone l’attività politica, per “incitamento all’odio etnico” ed all’“usurpazione dei diritti umani e delle libertà”. Queste accuse demenziali non farebbero che sorridere, se non costituissero il tragico capovolgimento della realtà: da due anni esatti, infatti, sono le forze filoeuropeiste “rivoluzionarie”, attualmente al governo, a tenere sotto il tallone di ferro il popolo ucraino, affamandolo e privandolo dei diritti sociali dietro i diktat del Fmi, a perseguitare gli oppositori politici, i giornalisti, i russofoni e i semplici cittadini sospettati di essere “nemici della nazione”. Questo governo di oligarchi e nazisti riesce a governare soltanto alimentando l’odio antirusso e conducendo una guerra fratricida contro il popolo del Donbass.

    Nonostante la stampa nostrana abbia fatto di tutto per far passare un golpe reazionario come “rivoluzione democratica dei giovani per la libertà”, la natura nazista dei “ribelli” di piazza Maidan non ha tardato a rivelarsi: abbiamo visto paramilitari col viso coperto abbattere le statue di Lenin, il partito Svoboda sfilare per le strade d’Ucraina con il ritratto del nazista Stepan Bandera, dirigenti del KPU perseguitati, roghi di libri, sedi di partito bruciate, linciaggi di piazza, sequestri di giornalisti, seviziati e poi uccisi. I pogrom di Odessa e Mariupol ed i bombardamenti col fosforo bianco sugli abitanti inermi di Slaviansk, Lugansk e Donetsk, sono stati il preludio dell’aggressione di Kiev che sinora ha mietuto più di 8000 vittime. Il popolo operaio e antifascista del Donbass resiste nuovamente alla peste bruna, resuscitata dall’imperialismo Usa e Ue, che ha giocato un ruolo determinante nella destabilizzazione dell’Ucraina, dando sostegno politico, finanziario e mediatico ai golpisti.

    La messa al bando del Partito Comunista è dunque l’atto finale di una persecuzione politica. Autorizza la repressione di qualsiasi opposizione al governo di Kiev. Allontana sempre più dalla democrazia, dal rispetto dei diritti umani, dalla tolleranza e dalla libertà. Sinora la propaganda della stampa, organica agli interessi imperialisti, ha mostrato una realtà capovolta in cui i nazisti erano i ribelli democratici e le vittime delle persecuzioni i “burattini” nelle mani del “dittatore Putin”. Una certa sinistra italiana, condizionata da questa propaganda, dinnanzi alla repressione, alla guerra e ai crimini di un imperialismo che resuscita la canaglia nazista, è rimasta in silenzio perché “dall’altro lato c’è Putin”, perché in Donbass ci sarebbero delle fantomatiche formazioni fasciste. Ma adesso, dinnanzi alla definitiva messa al bando del KPU ad opera di forze naziste, non ci sono più scuse per non prendere posizione!

    Il KPU è una forza democratica e garante della democrazia Ucraina, una forza progressista che rappresenta i lavoratori, una forza erede di quei partigiani che durante la grande guerra patriottica hanno respinto la quinta colonna banderista, quelle SS criminali e genocide assurte ad eroi nazionali dal governo di Kiev. Il KPU e le altre forze comuniste, costituiscono l’unica resistenza alla junta neonazista e all’aggressione imperialista.
    In quanto comunisti, quindi progressisti, antifascisti e antimperialisti, riteniamo un pericoloso atto di repressione la messa al bando del KPU e dei nostri simboli. Riteniamo inaccettabile che le forze che si dicono progressiste rimangano in silenzio: non si può più stare a guardare, o antifascisti o con i fascisti di Kiev!

    Solidarietà ai compagni di Ucraina e a tutte le forze progressiste perseguitate dal regime di Kiev! Solidarietà al popolo del Donbass, ai minatori, operai e antifascisti che resistono all’aggressione nazista! NO PASARAN!

    Organizzazioni firmatarie:

    Comitato Catanese di Solidarietà con l’Ucraina Antifascista
    Banda Bassotti
    Carovana Antifascista
    Comitato Ucraina Antifascista Bologna
    Comitato No Guerra No Nato Milano
    Comitato Contro la Guerra Milano
    Comitato Donbass Antinazista Roma
    Noi Saremo Tutto
    Fronte Popolare
    Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista – Palermo
    Patria Socialista
    Partito Comunista
    Marx21.it
    Partito della Rifondazione Comunista
    Collettivo Comunista Veneto Orientale
    La Casa Rossa
    Manlio Dinucci, Comitato No Guerra No Nato

    per aderire: ucrainantifascista.ct@gmail.com