Libia: basta avventure neocoloniali al servizio della NATO! Lottiamo per una politica indipendente e di pace!

Documento della Segreteria Centrale di Fronte Popolare

saluti-da-tripoliChi ha creato il problema non può essere la soluzione

In questi giorni assistiamo al valzer delle dichiarazioni e controdichiarazioni sulla Libia, mentre si scaldano già i bombardieri per una nuova guerra.
Nugoli di parole su come risolvere i problemi di un ex-Stato ormai dilaniato e in mano a bande armate di opposte fazioni e privo di alcuna credibile autorità centrale, da parte di chi, i Paesi dell’Alleanza Atlantica in testa, ha determinato in prima persona la sua distruzione nel 2011.

Ora tutti si stracciano le vesti per la deplorevole situazione libica e sulla necessità di fermare l’avanzata del terrorismo islamico, che accumula armi e addestra miliziani a poche decine di chilometri dall’Italia.

Pochi però ricordano che, prima della guerra, la Libia era al primo posto in Africa in tutti gli indicatori Onu sullo sviluppo umano.

Pochi ricordano le falsità messe in campo per giustificare quella guerra: cimiteri spacciati per fosse comuni, stupri di massa ad opera dell’esercito libico mai dimostrati, addirittura scene “cinematografiche” girate in Qatar e rivendute alle tv occidentali come realmente avvenute.

Pochi ricordano come tutti i nostri media, suppostamente “liberi”, nel 2011 abbiano ripetuto come pappagalli queste stesse falsità e si siano “dimenticati” di informare sulla natura terroristica della gran parte dei gruppi a cui stavamo dando armi e soldi.

Pochi si sono chiesti dove siano finite le enormi riserve di oro libico depositate nelle banche europee e americane, “congelate” all’indomani dell’invasione.

Pochi si ricordano la gravissima responsabilità di chi, nella sinistra italiana e europea, ha giocato attivamente il ruolo di “utile idiota” accettando in pieno tutti i capisaldi della guerra psicologica che si scatenava per giustificare i bombardamenti a tappeto (nascosti dietro la parola asettica e inglese “no-fly zone”), denigrando e insultando chi osava discostarsi da quella narrativa.

Noi non dimentichiamo.

Chi ha ridotto la Libia a uno “stato fallito” e l’ha data in pasto al terrorismo islamico è esso stesso il problema, non certo la soluzione.

* * *

Il pretesto per una nuova “spartizione del bottino”

È lo stesso Sole 24 Ore, in un editoriale del 6 marzo, a smascherare l’ipocrisia degli stati occidentali che, utilizzando il pretesto dell’avanzata dell’Isis – da loro stessi creato, aggiungiamo noi – , vogliono in realtà avviare una nuova spartizione delle enormi riserve di petrolio libiche (ovvero il 38% di tutto il petrolio africano!) e imporre una sembianza di stabilità e di governo unitario in modo che le esportazioni possano riprendere senza più gli intoppi che una guerra civile senza quartiere inevitabilmente genera.

Le email che Hillary Clinton è stata costretta a desecretare mostrano al di là di ogni ragionevole dubbio le vere cause di quella guerra: 1) spezzare sul nascere il tentativo di Gheddafi di farsi promotore di una moneta africana alternativa al dollaro e al franco cfa che avrebbe fatto saltare i meccanismi neocoloniali per cui il 65% delle riserve delle ex colonie francesi è depositato a Parigi; e 2) la citata spartizione del petrolio fra le compagnie private occidentali.
Va peraltro ricordato come l’Italia, con la guerra del 2011, abbia perso 5 miliardi di euro di commesse.

* * *

NATO e Italia: subordinazione e tentennamenti

L’Italia – come già allora, quando un inizialmente riluttante Berlusconi subì pressioni fortissime per dare l’ok ai bombardamenti – per l’evidente posizione geografica, è un attore fondamentale per qualsiasi operazione la Nato voglia svolgere in Libia.

Di fatto in guerra ci siamo già, con la concessione – dopo la visita di Mattarella negli Usa – della base di Sigonella come centro di comando per le operazioni di bombardamento con i droni nel Mediterraneo.

L’ambasciatore John Phillips si è spinto oltre, non nascondendo – in una recente intervista senza peli sulla lingua al Corriere – di considerarci a tutti gli effetti un Paese a sovranità limitata e sottomesso al volere statunitense. Sulla Libia detta addirittura il numero di militari italiani da inviare: “L’Italia potrà fornire fino a circa cinquemila militari.”

Sul Muos mostra la sua insofferenza rispetto alle mobilitazioni della popolazione siciliana in difesa della propria salute e della pace (“Abbiamo aspettato troppo”) e mostra poi tutto il suo disprezzo per la sovranità italiana insultando una “corte locale” che ha osato rallentare la messa in funzione delle antenne.

Ha infine ricordato che l’anno scorso il numero di miltiari statunitensi di stanza in Italia è aumentato di 1.000 unità, arrivando a 16.000.

Nel frattempo il governo Renzi, probabilmente influenzato anche dall’insofferenza di parte della borghesia italiana per certe politiche americane e europee, in particolare per le sanzioni alla Russia, come dimostrato dal citato articolo del quotidiano di Confindustria, pare stia cercando di temporeggiare con una retromarcia sul tema dell’invio di truppe in Libia, forse anche temendo ripercussioni terroristiche in casa.

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Il nostro ruolo: rilanciare la mobilitazione contro Nato e UE, per l’Indipendenza e la Pace

Vista questa situazione di incertezza, e il pericolo di una partecipazione diretta dell’Italia a una nuova operazione di guerra, è più importante che mai lavorare per rilanciare una mobilitazione contro questa ipotesi scellerata.
Alziamo la testa e facciamo di tutto per evitare l’onta del 2011, che ha visto l’Italia partecipare alla riduzione all’età della pietra un Paese con cui avevamo appena firmato un Trattato di Amicizia, senza nemmeno l’ombra di una vera opposizione nelle strade e nelle piazze italiane.

È per noi necessaria la costruzione di un movimento contro la guerra che sia caratterizzato da un lato da un forte spirito unitario e di sintesi, senza assurde gare a primogeniture inesitenti e valorizzando le peculiarità di ognuno, e dall’altra da una rottura netta con la subalternità all’atlantismo e all’europeismo, che per troppi anni ha castrato e infine fatto sparire la sinistra italiana.

Un movimento che sia in grado di far capire al popolo italiano come le politiche di guerra siano intrinsecamente antipopolari e contro i lavoratori, non da ultimo per l’assurda spesa quotidiana di circa 70 milioni di euro mentre viene smantellato lo stato sociale.

La nostra partecipazione a Eurostop ha come obiettivo il rafforzamento di questa prospettiva strategica.

La rinascita della sinistra di classe in Italia non può che passare anche per la ricostruzione di tale movimento, che lotti perché l’Italia si liberi dai lacci di un’alleanza criminale come la Nato e inizi finalmente a svolgere una politica di indipendenza e di pace nel Mediterraneo e nel mondo.

2 pensieri su “Libia: basta avventure neocoloniali al servizio della NATO! Lottiamo per una politica indipendente e di pace!

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