Cipro dice no al CETA! Intervista a Oz Karahan dell’Unione dei Ciprioti

È notizia degli ultimi giorni che il Parlamento della Repubblica di Cipro ha votato contro la ratifica del Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), il trattato di libero commercio tra l’Unione Europea e il Canada firmato il 30 ottobre 2016 ed entrato in fase di applicazione provvisoria il 21 settembre 2017 (clicca qui per maggiori informazioni). Si tratta di una notizia di straordinaria importanza: per entrare definitivamente in vigore, il trattato deve essere ratificato da tutti gli Stati membri dell’UE. Se il voto cipriota non verrà ribaltato da una nuova decisione, dunque, il CETA decadrà all’atto della notifica del suo respingimento da parte di Nicosia alle istituzioni europee .

Non a caso, il 22 maggio 2018 i ministri degli Esteri dei ventisette hanno approvato una nuova procedura per l’adozione di accordi commerciali che priva i parlamenti nazionali di qualsiasi ruolo: il fronte degli accordi di libero commercio è strategico per la proiezione con ambizioni egemoniche del capitalismo europeo sui mercati mondiali. Di accordi simili al CETA ce ne sono molti, alcuni già in vigore e altri in via di definizione. Basti menzionare quelli con Giappone, Vietnam, Messico, Mercosur, Australia e Nuova Zelanda, Singapore. Dopo il naufragio del TTIP nel 2017, seguito al rifiuto delle condizioni statunitensi da parte di Germania e Francia, anche con gli Stati Uniti sono state intavolate nuove trattative, ma su quel fronte la partita si annuncia difficile.

La piccola ma fiera isola di Cipro, che da decenni soffre per la divisione imposta da forze esterne tra il nord, sotto influenza politica e militare della Turchia, e il resto del Paese in maggioranza popolato da abitanti di lingua greca, potrebbe dunque rappresentare un ostacolo al dispiegarsi di un disegno di portata planetaria. Le pressioni della Commissione Europea per un nuovo voto si fanno sentire sempre più forti, mentre una martellante campagna di propaganda in favore della ripetizione del voto tenta con ogni mezzo di modificare gli orientamenti della cittadinanza.

Per comprendere quanto avviene a Cipro in queste ore, abbiamo rivolto alcune domande al compagno Oz Karahan, presidente dell’Unione dei Ciprioti. Questa organizzazione di massa, d’ispirazione progressista, antimperialista, patriottica e internazionalista, lotta per l’unità e l’indipendenza di Cipro e si è battuta con forza contro la ratifica del CETA.

L’Italia non ha ancora ratificato il CETA e molte sono le pressioni, all’interno della maggioranza di governo, perché ciò avvenga in tempi rapidi. Esprimere oggi sostegno alle forze che si sono opposte con successo alla ratifica da parte di Cipro, significa rinnovare l’impegno perché anche l’Italia respinga questo trattato dannoso e pericoloso e si riapra, con un vero e profondo dibattito pubblico, la questione del modello imposto dagli accordi di libero commercio dell’UE e del pericolo che essi rappresentano per i nostri posti di lavoro, la nostra salute, la democrazia e l’ambiente.

***

[D] Come si è svolto il dibattito pubblico intorno alla ratifica del CETA e quali ne sono stati i termini? Come si è manifestato lo scontro tra interessi contrapposti?

[R] Ci sono state alcune settimane di dibattito sulla ratifica del CETA a Cipro. Ma per capire le argomentazioni e i termini degli schieramenti politici che sono stati coinvolti in questo dibattito, dobbiamo prima guardare più da vicino alla struttura politica del Parlamento.

La Camera dei rappresentanti (Parlamento) ha 80 seggi. 24 di questi seggi (30%) sono assegnati ai ciprioti di lingua turca, che hanno lasciato le loro posizioni in seno alle istituzioni della Repubblica di Cipro dopo la crisi costituzionale del 1963-64. Il resto dei 56 seggi (70%) sono occupati da ciprioti di lingua greca.

Il Raggruppamento Democratico (DISY) di centro-destra è al governo con 18 parlamentari e il Partito Progressista del Popolo Lavoratore (AKEL – comunista) è la principale forza di opposizione con 16 parlamentari. Gli altri partiti in Parlamento sono il Partito Democratico (DIKO) di centro-destra, il Movimento  per la Democrazia Sociale (EDEK) di centro-sinistra, il Movimento di Cooperazione Ecologista-Civica (KOSP) di centro-sinistra , l’Alleanza Civica (SYPOL) centrista, il Fronte Popolare Nazionale (ELAM) neo-nazista e filo-greco e il movimento degli Indipendenti.

Oggi a Cipro ogni argomento di natura politica viene declinato in funzione delle prossime elezioni. Per questo motivo si assiste spesso a discussioni molto deboli e prive di contenuto su argomenti importanti.

In generale, i partiti politici di sinistra e le organizzazioni politiche come noi si oppongono alla ratifica del CETA. L’argomento principale della sinistra è che gli effetti economici e ambientali di questi accordi favoriranno gli interessi delle grandi multinazionali.

Nelle ultime settimane, anche i sindacati e le organizzazioni di agricoltori e ambientalisti che sono stati invitati alla Commissione Affari Esteri del Parlamento hanno espresso la loro opposizione.

Alcuni dei partiti politici hanno votato contro hanno addotto motivazioni specifiche, come ad esempio che Cipro non ha ottenuto alcuna esenzione particolare o che l’accordo non prevede nulla a tutela del marchio halloumi (un formaggio tradizionale cipriota).

[D] Al momento del voto parlamentare che ha respinto la ratifica del trattato, come si sono composti gli schieramenti dei favorevoli e dei contrari e con quali motivazioni si sono espresse le forze politiche?

[R] La ratifica del CETA è stata respinta con 37 voti contro 18 voti. In sostanza, quindi, tranne il partito di governo DISY, tutti gli altri partiti politici parlamentari hanno votato contro.

Le ragioni per cui i partiti politici hanno dato voti negativi si basano generalmente sull’idea che l’accordo non offra nulla a Cipro e ai ciprioti.

Le ragioni per cui DISY ha espresso un voto favorevole si basano principalmente sulle argomentazioni neoliberiste secondo cui l’accordo aprirà il mercato canadese a Cipro e creerà posti di lavoro, dato che Cipro è l’unico paese dell’UE con un sistema giuridico simile a quello del Canada a causa del suo passato “coloniale” britannico.

[D] Come ha agito l’Unione dei Ciprioti rispetto a questo dibattito?

[R] L’Unione dei Ciprioti si è opposta al CETA. Come movimento, crediamo che questo trattato danneggerà i lavoratori ciprioti.

Il CETA ha molti punti inaccettabili, che vanno contro l’indipendenza dei popoli europei. Per esempio, questo accordo permette alle società straniere di citare in giudizio gli Stati se ritengono che le leggi o i regolamenti da essi adottati abbiano danneggiato i loro investimenti o ridotto i profitti attesi.

Inoltre, uno degli effetti più pericolosi del CETA sarà sugli agricoltori e sull’ambiente. Nell’accordo ci sono molte parti in contrasto con i cosiddetti “valori dell’UE”. Non ci sembra, per esempio, che esso si adatti all’accordo di Parigi e alle normative europee in materia di OGM.

In questo momento, tutti i liberisti pro-europei si stanno dando molto da fare a promuovere il CETA e questo tipo di sforzi vale solo a dimostrare che la “patina progressista” dell’UE non è altro che una corporate image.

Per noi, il CETA è un altro TTIP, solo perfezionato. E non ha nulla da offrire alle nazioni europee, ma solo al capitalismo europeo. Come Unione dei Ciprioti, ci siamo opposti al TTIP e ci batteremo contro il CETA.

[D] Quali pressioni sono state esercitate prima e dopo il voto parlamentare?

[R] Il partito al potere, DISY, è composto da neoliberisti molto “astuti” che hanno una grande influenza sui media. Quindi, c’è stata una forte propaganda prima e dopo il voto parlamentare. Ora, DISY ha deciso di intavolare discussioni con altri partiti politici e – secondo le loro stesse parole – “spiegare loro meglio” che cos’è il CETA. Evidentemente, il loro obiettivo è quello di ottenere il sostegno di altri partiti politici di centro-destra che hanno respinto l’accordo.

I media stanno molto insistendo sul concetto che Cipro sia l’unico membro dell’UE ad aver messo ai voti e respinto il trattato e che quindi dovremmo vergognarcene. In generale, i movimenti politici di destra si stanno dando un gran da fare per cancellare l’immagine di “pecora rossa” di Cipro. Come sapete, i ciprioti in questo momento sono la società europea più orientata a sinistra.

[D]  Esiste la possibilità che il voto possa essere ripetuto e ribaltato?

[R] Fino ad oggi, 14 Stati membri dell’UE hanno messo in votazione questo accordo e lo hanno ratificato. Come dicevo prima, Cipro è l’unico paese che ha respinto l’accordo. La votazione potrebbe essere ripetuta, ma non è un processo facile. E se ciò dovesse accadere, il voto potrebbe essere ribaltato se gli altri partiti politici di destra si riposizionassero.

Ma come Unione dei Ciprioti, continueremo ad adoperarci per informare il nostro popolo su questo accordo distruttivo e faremo campagna contro di esso, in solidarietà con gli altri popoli europei. Per quanto ci riguarda, l’unica alleanza transatlantica che sosteniamo è l’alleanza delle lotte dei popoli.

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