Per la tutela dei diritti e per la democrazia, diciamo NO al CETA! (ITA+ENG)

Dichiarazione congiunta del Partito Comunista Italiano e di Fronte Popolare

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Il Partito Comunista Italiano e Fronte Popolare considerano la bocciatura da parte del Parlamento della Repubblica di Cipro del Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), il trattato di libero commercio tra l’Unione Europea e il Canada, come un fatto positivo di straordinaria importanza.

La strategia della stipulazione di accordi di libero commercio tra l’UE e numerose controparti, esprime pienamente la volontà delle classi dominanti europee di accrescere la propria influenza sui mercati internazionali. Ciò secondo una logica mercatista e iper-concorrenziale che costituisce una minaccia per gli interessi delle classi popolari sia dei ventisette Stati membri che delle controparti di questi accordi bilaterali.

Gli accordi di libero commercio dell’UE si ispirano ai principi della concorrenza al ribasso sui costi di produzione e sui prezzi e sono pertanto una grave minaccia per i posti e le condizioni di lavoro, per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e per gli standard qualitativi dei prodotti che vengono immessi sui mercati europei, a partire da quelli alimentari. Eludendo i principi stabiliti dalle normative europee e nazionali relativamente a sostenibilità ambientale, uso di pesticidi e prodotti chimici in genere e OGM, questi accordi costituiscono una minaccia tanto sul piano ecologico quanto su quello della tutela della salute pubblica.

Fissando il modello dell’arbitrato privato per la risoluzione delle controversie, essi minano dalle fondamenta il monopolio delle assemblee legislative nella produzione del diritto e pongono le basi per una sua fattuale privatizzazione attraverso lo sviluppo della giurisprudenza arbitrale. Ciò costituisce già di per sé un ulteriore, grave svuotamento delle istituzioni che fondano l’esercizio della sovranità delle nazioni e dei popoli, confermando la natura antidemocratica, tecnocratica e oligarchica alla base dei meccanismi che regolano la vita dell’UE.

Il CETA è entrato in fase di applicazione provvisoria il 21 settembre 2017 e sta dunque già producendo i suoi effetti, in attesa di ratifica da parte dei parlamenti dei ventisette Stati membri. Dopo di allora, i ministri degli esteri europei si sono accordati per la fissazione di una nuova procedura di ratifica dei trattati di libero commercio che taglia fuori i parlamenti nazionali e infligge dunque un duro colpo al controllo democratico sulle nostre economie, la tutela dell’ambiente e la salute. Cogliamo questa occasione per tornare a denunciare con forza questo ulteriore attacco alla democrazia in nome della “costruzione europea”, già concretizzatosi ad esempio in occasione del perfezionamento dell’accordo JEFTA tra UE e Giappone.

Con il suo pronunciamento contro il CETA, il Parlamento di Cipro pone le condizioni per mettere una pietra tombale sul trattato: poiché la ratifica deve essere unanime da parte di tutti gli Stati membri dell’UE, se la decisione cipriota non sarà ribaltata da un nuovo voto l’accordo decadrà automaticamente con la comunicazione da parte del governo di Nicosia alle istituzioni europee della decisione assunta.

In queste ore, le pressioni dell’UE, del governo cipriota e dei media sul Parlamento e sull’opinione pubblica della piccola ma fiera Repubblica insulare sono enormi.

Congiuntamente abbiamo preso contatto con le forze democratiche, popolari e di sinistra di Cipro per esprimere loro il nostro sostegno, la nostra vicinanza, le congratulazioni e il ringraziamento per la forte campagna condotta contro il CETA e per il risultato raggiunto. Ci consideriamo attivamente impegnati al fianco del popolo cipriota, la cui volontà deve essere rispettata e salvaguardata.

L’Italia non ha ancora ratificato il CETA. Le pressioni perché ciò avvenga sono fortissime e vanno moltiplicandosi, mentre il trattato continua a produrre i suoi effetti in virtù dell’applicazione provvisoria. Chiediamo con forza che il voto di ratifica da parte delle Camere venga fissato e che le rappresentanze parlamentari si pronuncino a tutela degli interessi delle classi lavoratrici, della tutela dell’ambiente e della salvaguardia della democrazia e dello Stato di diritto respingendo, sull’esempio di Cipro, questo accordo pericoloso.

Insieme moltiplicheremo gli sforzi per denunciare pubblicamente gli accordi di libero commercio dell’UE, così come la spoliazione di controllo democratico e sovranità che essi introducono, e per costruire coscienza e mobilitazione popolare contro i principi che li animano, in stretta relazione con le forze popolari degli altri paesi membri dell’Unione e con quelle attive in seno alle sue controparti. In questo quadro, richiamiamo l’attenzione sulla pericolosità della riapertura delle negoziazioni per un accordo tra UE e USA, dopo il fallimento del TTIP nel 2017.

Ora come non mai, la risposta all’attacco del capitale contro i nostri interessi e i nostri bisogni passa dall’esercizio di un internazionalismo inclusivo, attivo e operante, del quale le nostre organizzazioni intendono farsi insieme protagoniste nello spirito della “Piattaforma 30 Luglio”.

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