La revisione dell’IRPEF premia i dirigenti e i ricchi, mentre impoverisce chi lavora!

L’ufficio parlamentare di bilancio (UPB), un organismo indipendente con il compito di svolgere analisi e verifiche sulle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del Governo, conferma la fondatezza della denuncia dei sindacati confederali in merito alle iniquità contenute nel bilancio che il governo Draghi si prepara a varare per il 2022.

L’analisi, che è liberamente accessibile sul sito dell’UPB e che sta timidamente bucando il consolidato muro di informazione pro-governativa, si concentra sulla revisione dell’IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) proposta dal Governo al bilancio 2022.

Come si legge nel rapporto, “in termini distributivi si può osservare che la riduzione di imposta in valore assoluto è maggiore nelle classi di reddito medio-alte, con un beneficio medio di circa 765 euro per i contribuenti con reddito imponibile tra i 42.000 e i 54.000 euro. […] Nel complesso, la riforma distribuisce ai contribuenti in questa classe (il 3,3 per cento del totale) circa 1 miliardo di euro (il 14,1 per cento del totale delle risorse distribuite)”.

Non solo! Anche se sono i lavoratori dipendenti a godere delle maggiori riduzioni di imposta media, disaggregando per qualifica emerge chiaramente che la riduzione più significativa è quella che vedranno i dirigenti (attorno ai 386 euro), seguiti dagli impiegati (266 euro). Per gli operai, la riduzione media sarà meno della metà di quella dei dirigenti (162 euro)! Ricapitolando, le decine di migliaia di piccole partite IVA non vedranno che spiccioli, e tra i dipendenti saranno i dirigenti a festeggiare.

Se si analizza l’effetto della variazione dell’imposta per reddito familiare, si legge che “l’incremento del reddito disponibile è, in termini assoluti, crescente con la condizione economica del nucleo, con il 20 per cento delle famiglie più povere sostanzialmente escluse dai benefici per effetto dell’incapienza fiscale”.

Insomma, l’ampio arco parlamentare che appoggia il Governo conferma il suo impegno per trasferire risorse da lavoratrici e lavoratori a ricchi e padroni. Né il Partito Democratico né i 5 Stelle di Conte, ormai organici al centro sinistra, oppongono resistenza a questo ulteriore impoverimento delle classi popolari.

L’agenda Draghi rappresenta un’accelerazione considerevole di quella riforma dall’alto che abbiamo denunciato in più occasioni e che chiamiamo rivoluzione passiva europea. Siamo di fronte ad una rivoluzione perpetrata dall’alto e di dimensioni continentali, che si caratterizza come un ordoliberismo autoritario. È in atto una riorganizzazione delle catene di estrazione di plusvalore su scala continentale, che produce maggiore sfruttamento e povertà in aree sempre più vaste del nostro paese, e aumenta le fratture territoriali. Il progetto politico è nettamente autoritario, perché a fronte di un trasferimento di potere a livello europeo corrisponde un esautoramento delle funzioni democratiche degli stati nazionali e una mancanza di legittimità democratica di quelle continentali. Tutto ciò aggravato dal quadro emergenziale, che viene cavalcato per mettere in campo forme autoritarie di controllo della contestazione (mobilitazione della stampa, divieto di cortei e scioperi, ecc).

Gli scioperi dei sindacati di base e dei confederali sono stati un buon segnale di ripresa della mobilitazione. Occorre costruire una piattaforma la più ampia possibile per contrastare le prossime mosse del Governo, dalla legge di bilancio al DL concorrenza.

Il documento completo dell’UPB è visionabile a questo indirizzo.

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