Reddito di cittadinanza: un bluff ben congegnato

dimaio

Dal 29 gennaio 2019 in Italia è realtà il Reddito di Cittadinanza. La misura pensata dal Governo gialloverde prevede di sostenere economicamente i cittadini al di sotto della soglia di povertà  con un contributo famigliare di 780 euro mensili. Dovrebbe garantire, oltre a un sostentamento per i meno abbienti, anche un processo di formazione e integrazione nel mondo del lavoro con corsi e offerte.

Il RdC spetterà ai cittadini italiani ed europei, nonché agli extracomunitari con permesso di soggiorno di lunga data e con almeno 10 anni di residenza in Italia. I soggetti che lo richiedono devono dichiarare un reddito Isee famigliare non superiore a 9360 euro che rispetti condizioni legate al patrimonio immobiliare, alla situazione lavorativa e altri fattori. Ad esempio, se si possiede una casa il reddito viene decurtato di 280 euro (cifra forfettaria che dovrebbe rappresentare un’ipotetica rendita da quell’immobile). O ancora: se nel nucleo famigliare è presente una persona che si è dimessa volontariamente allora la famiglia perde il diritto al Reddito di Cittadinanza- come se la pratica delle dimissioni in bianco fosse sparita nel mondo perfetto di Di Maio Salvini e compagnia.

Ma l’aspetto coercitivo del RdC è quello che più ci deve preoccupare. Insieme al contributo economico infatti vi sono degli obblighi: il beneficiario è tenuto alla formazione e ai lavori di pubblica utilità oltre naturalmente ad accettare qualsiasi “offerta congrua” che, come si legge su Il Sole 24 Ore, “è quella proposta di lavoro in linea con il curriculum e all’interno di un certo raggio chilometrico dalla residenza del beneficiario. Una definizione non certo nuova nella disciplina del lavoro italiana, ma che finora non ha prodotto alcun tipo di risultato, perché è difficile stabilire con certezza quando un’offerta di lavoro è congrua e non può essere rifiutata”

Non solo: “nei primi 12 mesi la prima offerta di lavoro potrà arrivare entro 100 km o 100 minuti di viaggio. Se viene rifiutata la seconda offerta potrà arrivare entro 250 km e se anche questa viene rifiutata la terza offerta potrà arrivare da tutta Italia. Dopo il primo anno la prima offerta potrà arrivare fino a 250 km (come la seconda), mentre la terza da tutta Italia. Dopo i 18 mesi tutte le offerte possono arrivare da tutto il territorio nazionale”.

Come verrà finanziata la misura? Naturalmente con i contributi dei lavoratori! Non si intaccherà quindi il profitto dei padroni, ma si tratterà di una ridistribuzione di reddito interna alle già indigenti classi popolari. Altro che governo del cambiamento!

Per quanto poi il nostro governo mostri i muscoli nei confronti dell’Europa, le sue politiche sono perfettamente in linea con la trasformazione reazionaria del welfare nato dalle lotte operaie del secolo scorso in workfare, cioè nella erogazione di servizi legati alla condizione di disponibilità ad accettare qualsiasi impiego. Il risultato è produrre ulteriori fratture di classe e aumentare la pressione costante sui salari così da mettere i meno poveri contro i più poveri. Per fare un esempio, la stessa misura viene in questi mesi promulgata in Francia per volere di Macron.

Viviamo in tempi bui: recessione, disoccupazione, povertà dilagante, tuttavia, quasi come degno erede di Goebbels e della sua macchina della propaganda, il Governo gialloverde fa credere che i problemi siano altri o che non esistano affatto. Anche in questo caso mostra questa misura come qualcosa di eccelso che toglie dalla povertà (ah no scusate: la povertà non esiste più secondo il vice primo ministro) milioni di famiglie. Tuttavia la realtà, quella cosa dura come il marmo contro la quale la propaganda sbatte inevitabilmente, è composta da 5 milioni di persone povere in Italia di cui 1,2 minorenni.

Persone che rimarranno povere in quanto Lega, 5 Stelle e le forze politiche non legate alla sinistra di classe non vogliono abbattere quelle condizioni imposte dal capitale che obbligano il lavoratore ad accettare situazioni sempre più inaccettabili anche economicamente. Volute in seconda istanza dal Governo che criminalizza chi lotta per migliorare la vita di sé stesso e degli altri lavoratori. Alimentate dall’Unione Europea con l’austerità e il mitico pareggio di bilancio da raggiungere ad ogni costo pena il ritorno della peste nera stando a sentire i detrattori della spesa pubblica.

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