Cile – Il movimento di massa, la crisi irreversibile di Piñera e l’alternativa necessaria

Riceviamo dal Cile e volentieri pubblichiamo un nuovo commento del compagno Manuel Cabieses Donoso sulle prospettive delle lotte sociali in corso, che non accennano a fermarsi (Titolo originale: ¡Chao Piñera!).

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“Nessuno deve obbedire a chi non ha il diritto di comandare”

Cicerone

Il governo del presidente Piñera è finito. La piazza ha revocato il suo mandato e pretende le sue dimissioni. D’ora in poi, la funzione di questo governo si ridurrà a un contagocce di concessioni per tentare di placare l’indignazione popolare. Tra le grandi proposte che esso ha avanzato si annoverano l’aumento di salari e pensioni, la riduzione dei redditi di parlamentari, ministri e alti funzionari pubblici, la riduzione del prezzo dei farmaci, il congelamento dell’elettricità, dell’acqua e dei pedaggi autostradali e un florilegio di altri cerotti con cui curare il tumore maligno del modello neoliberista.

L’oligarchia, timorosa di perdere i suoi privilegi, non vuole essere trascinata nel disastro del governo. Alfonso Swett, presidente della potente Confederazione della Produzione e del Commercio (CPC) che governa il Cile dal 1973, ha già alzato bandiera bianca per chiedere una tregua. A nome del comitato esecutivo del CPC, ha dichiarato: “Dobbiamo allargare i nostri cuori con generosità. Sappiamo che dobbiamo mettere mano al portafoglio e che fa male…”. Ha aggiunto che gli imprenditori dialogheranno con i loro lavoratori per soddisfare le loro richieste sia in termini di salari che di indebitamento delle loro famiglie. (Va notato che l’indebitamento è uno dei problemi più gravi che affliggono i cileni. Si tratta del 73,3% del reddito familiare. Gli inadempienti superano i 4,5 milioni. Una moratoria generale e la cancellazione dei debiti usurari con le banche sarà senza dubbio la priorità di un futuro governo).

Se il presidente Piñera, rappresentante di una destra liberale critica nei riguardi del terrorismo di Stato, volesse alleviare la crisi del paese e facilitare la transizione pacifica verso una democrazia con giustizia sociale, dovrebbe dimettersi. Le sue dimissioni sono una delle principali richieste avanzate dal popolo, insieme a quella di un’Assemblea Costituente.

Un governo provvisorio potrebbe immediatamente indire un plebiscito per convocare un’Assemblea Costituente, eletta dai cittadini, per redigere la Costituzione democratica. Il trucco in corso per lasciare il potere costituente nelle mani del Parlamento è una farsa grottesca che il paese non sopporterà.

Tuttavia le cose non sono così semplici. Il modello morente ha ancora le risorse per cercare di demoralizzare e contrastare la protesta. Uno dei suoi trucchi è quello di allungare il conflitto e portarlo all’esaurimento. Il cambio di governo e la serie di concessioni obbediscono a questa strategia. Un’altra manovra in sviluppo è la guerra psicologica per instillare in vasti settori la paura degli incendi e dei saccheggi di bande criminali che agiscono con l’approvazione della polizia.

L’obiettivo è quello di isolare il nucleo fondamentale del movimento: lavoratori, pensionati e classe media. Quasi 4 milioni di lavoratori costituiscono la popolazione attiva (42%) che, insieme alla classe media, ai dipendenti pubblici e domestici, raggiunge una maggioranza di quasi il 70%. Ma se questa enorme forza non rimane unita e non è dotata di una direzione politica rispettata, il funerale del neoliberismo potrebbe essere rimandato. La lotta di oggi deve essere intesa come il confronto di tutti contro l’1 per cento che ha saccheggiato il paese per trent’anni.

La strategia del cambiamento richiede grande ampiezza e coesione sociale. Alcuni settori della sinistra dovrebbero capire che Santiago 2019 non è San Pietroburgo 1917. Ci attende un compito enorme nella costruzione della forza sociale e politica. Lo spazio della cultura e delle arti gioca un ruolo vitale in questo rincontro con la democrazia. Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale per costruire una società diversa, che rispetti i valori essenziali della democrazia che abbiamo perso nel 1973 e che sia in grado di ricostruirla a misura della nuova epoca dell’umanità.

La reazione esemplare e meravigliosa della popolazione contro gli abusi e la corruzione del sistema richiede soluzioni di alto profilo. Non siamo mai stati così vicini al cambiamento che ci permetterà di raggiungere la democrazia, l’uguaglianza e la giustizia così a lungo rinviate.

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